Élisabeth Platel: la silenziosa autorità dell’eccellenza

di Susanna Mori
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Ci sono artisti le cui carriere possono essere valutate attraverso i ruoli, i riconoscimenti e i traguardi raggiunti. E poi ci sono quelle rare figure luminose la cui eredità è qualcosa di molto più sfuggente: uno standard, un linguaggio, un modo di essere.

Élisabeth Platel appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

Nasce a Parigi nel 1959 e la disciplina, che avrebbe plasmato tutta la sua vita, inizia presto. Nel 1975 ottiene il Premier Prix al Conservatorio di Parigi ed entra immediatamente alla Scuola e al Corpo di Ballo dell’Opéra di Parigi. Nel 1981 diventa solista, poco dopo la sua prima Giselle, e viene nominata Danseuse Étoile dell’Opéra di Parigi.

Quello che segue non è semplicemente una carriera brillante, ma una carriera che definisce un’epoca.

Musa dei grandi maestri

Platel diventa una delle più grandi interpreti del repertorio classico, un’artista raffinata ed elegante in ogni senso, una danzatrice perfettamente proporzionata, i cui tratti delicati e il movimento fluido e controllato incarnano pienamente la tradizione francese della danza.

È la favorita di Rudolf Nureyev per creare ruoli principali in alcuni dei suoi balletti più significativi: Raymonda, Il lago dei cigni, La bella addormentata e La Bayadère.

Essere scelta da Nureyev non è solo un riconoscimento professionale, ma una vera consacrazione artistica. Vuol dire aver incontrato la visione di un genio ed essere considerata da lui un’interprete legittima del passato, capace di trasportarsi nel tempo senza mai risultare datata.

Dopo Nureyev, Platel lavora con molti altri grandi coreografi del XX secolo. È richiesta tanto nel repertorio classico quanto in quello più moderno, che rispecchia la contemporaneità del suo stile.

Danza al Bolshoi, al Royal Ballet, ad Amburgo, a Copenaghen e su innumerevoli palcoscenici in tutto il mondo, contribuendo a diffondere l’eredità di un’intera generazione del balletto.

Il suo addio alle scene con La Sylphide nel 1999 segna la fine di un’epoca.

Ma non della sua influenza.

La trasmissione della bellezza

Nel 2004 viene nominata dal Ministro della Cultura Jack Lang Direttrice della Scuola di Ballo dell’Opéra di Parigi, succedendo a Claude Bessy.

Per un’artista come lei è un’evoluzione naturale, perché la danza non finisce mai: si trasforma in trasmissione, responsabilità, custodia.

Alla guida della Scuola, Mademoiselle Platel ha condotto l’istituzione verso un prestigio globale, mantenendo l’integrità della tecnica francese: la precisione, il lavoro sulle punte, la petite batterie. Tutto quello che rende l’Opéra di Parigi un posto unico. Si percepisce che la tecnica non è mai fine a sé stessa, ma sempre al servizio di un’intenzione artistica, di un fraseggio musicale, di una “narrazione” del corpo.

Ma di una cosa Elisabeth Platel è fermamente convinta: non vuole ballerini tutti uguali. La tecnica sì, rigorosa e senza sconti, però ognuno deve trovare la propria voce. Il suo mantra: “Tutti devono essere unici; prima impari le regole, poi puoi romperle. Solo così diventi davvero tu”.

Con lei la scuola è cresciuta, ha formato ragazzi pronti per la compagnia, aprendo le porte anche al contemporaneo, al mimo, alla danza barocca, “perché – come Mademoiselle Platel non si stanca di affermare – un ballerino oggi non può fare bene solo una cosa”.

Molti eccellenti danzatori sono passati attraverso la Scuola da lei diretta. Ha introdotto molti alla professione, e quei talenti, oggi, danzano in tutto il mondo.

Una presenza che resta

Due anni fa abbiamo avuto il piacere di ospitare Élisabeth Platel al Novara Dance Experience, come prestigioso membro di giuria per la categoria Classico e Danza di Carattere.

Incontrarla, per me, è stato un grande onore ed una emozione profonda.

È entrata… ed era semplicemente lì. Non in modo teatrale, non ostentato. Ma con un’aura inconfondibile di silenziosa autorevolezza.

Ci sono incontri che restano semplici “ricordi” e altri che ti cambiano, perché ti offrono una nuova visione del livello, del percorso, delle qualità di un artista. Con Élisabeth Platel è esattamente questo.. La sua grande cultura, la sua eleganza innata le ritrovi nel suo sguardo, nella precisione delle sue parole e anche nei suoi silenzi.

Ma ciò che colpisce di più è che incarna la vera grandezza nel modo più semplice e profondo: non ha bisogno di dimostrarla.

Platel ha ricevuto quasi tutti i maggiori riconoscimenti della danza, tra cui il Massine nel 1998 e il Prix Benois de la danse nel 1999 per la sua carriera, che premia artisti di fama internazionale e li riconosce come ambasciatori della scuola francese.

Élisabeth Platel è stata nominata dal governo francese Commandeur des Arts et des Lettres, Ufficiale della Legion d’Onore e Commandeur dell’Ordine Nazionale al Merito.

Ma i premi, nel suo caso, sembrano quasi secondari.

Celebrare una leggenda vivente al Novara Dance Experience

Quest’estate torneremo ad applaudirla calorosamente al Novara Dance Experience, omaggiandola con il Premio alla Carriera. In questa occasione vogliamo celebrare non solo una carriera straordinaria, ma anche una concezione della danza che privilegia la sostanza al rumore, l’eleganza all’eccesso.

Élisabeth Platel ci ricorda che la vera arte non è mai affrettata, né fragorosa. È qualcosa che perdura nel tempo, capace di lasciare un segno profondo, silenzioso e indelebile.

E per tutti noi, che abbiamo avuto la fortuna di vederla dal vivo in teatro, in scena, o anche solo di incontrarla, sarà una nuova sarà una nuova occasione di riflessione e un piacere che si rinnova.

Photo credits  Caroline Roucoux,  Francois Roussillon et Associés, Yonathan Kellerman / ONP

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