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Dj KipRaq: musica e danza mi hanno salvato. La cultura hip hop è pura passione

Perché il nome KipRaq?

Quando ho cominciato il mio percorso da Dj dovevo trovare un nome che fosse unico. Mi rimase in mente che all’età di quindici anni, durante una lezione, MR Wiggles ripeteva sempre “Keep Rock It”. Così  ho utilizzato Kip Raq, formando questo soprannome.

Com’è iniziato il tuo percorso da Dj?

Ho iniziando ballando Hip Hop, e da sempre, all’interno del gruppo ero colui che si occupava della ricerca della musica. Con il tempo la passione è cresciuta portandomi dove sono ora.

Qual è stato il momento più importante della tua carriera?

Recentemente mi ha chiamato uno dei collaboratori dei “Jabbawockeez” chiedendomi di suonare a Las Vegas. Tutto è ancora da definire ma il solo fatto di essere stato contattato mi ha inorgoglito molto. Inoltre, per me, ha significato tanto poter suonare in Germania, sia al Free Spirit sia all’Esprit Du Cercle di Sally Sly. Due meravigliose occasioni che mi hanno permesso di incontrare tanta gente di talento da cui poter imparare.

Che significato ha per te la musica?

La musica è tutto, mi ha salvato. Insieme alla danza ha rappresentato il riscatto economico e una buona occasione di lavoro.

Chi è stato, o chi è, il tuo mentore?

Non parlerei di mentore, ma di persone che mi stanno sempre accanto. A iniziare da i Knights of the Groove, formato da Peppe Ballo, Artik, e Andy. Amici e collaboratori che mi danno la forza per andare avanti e migliorarmi sempre di più.

Cosa ne pensi della situazione attuale in Italia riguardo alla Cultura Hip Hop?

Credo che in Italia manchi la cultura della condivisione. L’obiettivo principale è fare business. In Germania pagavi l’ingresso e potevi partecipare a qualunque iniziativa. Qui in Italia invece, solo per prendere parte a due o tre work shop devi pagare 80 euro. Oggi al JLM abbiamo TwoFace, Shaadow, Oz e Tony Flower per soli 35 euro. Non guadagno nulla, se non la soddisfazione di condividere certi avvenimenti con chi ha la mia stessa passione.

Cosa significa per te essere un Dj? E secondo te quali qualità dovrebbe avere un buon Dj?

Un bravo DJ deve essere soprattutto in grado di selezionare la musica. Scegliere i brani che la gente ha piacere di ballare e creare i giusti passaggi da un brano all’altro.

Perché ti sei più concentrato sul ramo della danza e contest?

Sono nato a Palermo e in Sicilia non avvengono molte jam o parties. L’unico momento di ritrovo è rappresentato dai contest. All’estero invece è diverso, in Polonia per esempio tutto ruota intorno alle jam.

Un Dj che ammiri?

Ammiro molto Dj Vientiane, di origine vietnamita ma francese di adozione. E’ un Dj di breaking capace di selezionare la musica in maniera straordinaria.

Progetti futuri?

Innanzitutto mi auguro che il JLM vada bene. E nel caso ciò accada, si riproporrà l’anno prossimo con tante idee nuove. Confido che la collaborazione a Las Vegas con i Jabbawockeez, vada in porto e in Italia ho già cinque eventi programmati. Inoltre tra due settimane sarò al “Prove It On The DanceFloor” in Belgio e fra tre qui a Milano per il “Why Street Contest”.

Vuoi lasciare un messaggio?

Cercate sempre di trovare qualcosa che possa piacere alla gente, e condividetelo in modo tale che la Cultura Hip Hop possa crescere sempre di più. E soprattutto non fatelo per business, ma per passione.

By Polly Dance 

 

Oggi è il 21 Ottobre 2020

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