Commenti passeggeri, arti immortali: l’opera e il balletto resistono al tempo

Mentre i social si infiammano per le parole di Timothée Chalamet, la cultura contemporanea continua ad attingere da quelle stesse arti

di Fabiola Di Blasi
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Timothée Chalamet è stato un nome a me sconosciuto fino al 2022 quando, mentre lavoravo in un festival lirico in Francia, un gruppo di giovani artisti mi disse che era il nuovo idolo del momento. Visti un’immagine e un breve video, visto tutto: sono grande abbastanza da avere negli occhi, nella mente e nel cuore tanti talenti e sex symbol di livello per cui il ragazzino, diciamo, non attecchisce facilmente. Ciò non esclude affatto che lui possa essere bravo anche se, mi scuseranno i suoi ammiratori, a me non appassiona e non ne seguo il percorso. Questo per dire che, se non fosse stato per la pioggia di post usciti sui social nelle ultime ore, la sua (molto discutibile) dichiarazione su opera e balletto l’avrei completamente persa!

Come me, molti altri, considerando che tra le notizie del periodo — guerre, scandali finanziari, crisi climatiche, caso Epstein, referendum e così via — la cosa sarebbe potuta passare inosservata. E invece no: il clamore sui social l’ha trasformata in un evento di portata mondiale e il nome di Timothée Chalamet è rimbalzato ovunque: indignazione, commenti, condivisioni, analisi, prese di posizione. Come spesso succede (e capita a tutti, siamo ormai intrappolati nella logica della viralità) proprio chi si è affrettato a contestarla ha contribuito a diffonderla ben oltre il pubblico che l’avrebbe ascoltata in origine.

I don’t wanna be working in ballet or opera, or, you know, things where it’s like, ‘Hey, keep this thing alive even though it’s like, no one cares about this thing anymore.’ 

La questione interessante non riguarda tanto le parole dell’attore o il suo scimmiottare il canto lirico quanto l’idea — piuttosto superficiale — che opera e balletto appartengano a un mondo vecchio e scollegato dalla cultura contemporanea. Un luogo comune che torna ciclicamente, nonostante queste arti continuino a influenzare profondamente l’immaginario globale. Se davvero fossero superate, perché il cinema (e Chalamet dovrebbe saperlo) continua a tornarci sopra? E quanti film includono brani d’opera e musica classica? E la moda? Stilisti come Valentino Garavani, Dolce e Gabbana, Karl Lagerfeld, Dior traggono da decenni ispirazione dall’opera e dal balletto per cui creano anche costumi. E la pubblicità? La lista degli esempi sarebbe ancora lunga. Opera e balletto non sono linguaggi morti e sono serbatoi culturali da cui altre arti attingono continuamente. Possono piacere o no, ma ignorarne il peso significa non vedere una parte enorme della cultura contemporanea.

Al di là delle polemiche e dei commenti sui social, quello che ignora Chalamet è che ciò che rende opera e balletto davvero straordinari è la capacità di parlare di temi universali che attraversano i secoli: amore, potere, gelosia, vendetta, gioia, dolore, aspirazioni e paure dell’essere umano. Sono emozioni e conflitti che non invecchiano, e proprio per questo i grandi classici continuano a commuovere e a ispirare, stagione dopo stagione, generazione dopo generazione. Non si tratta di reliquie per nostalgici: sono specchi della nostra umanità.

Il balletto e l’opera, come tutte le arti, non chiedono approvazione dai commentatori del momento; continuano a esistere, a trasformarsi e a parlare con forza a chi ha orecchio e cuore per ascoltare e guardare, dalle sale di Milano ai teatri di New York, Mosca, Tokyo, Parigi, Buenos Aires e oltre.

In questo senso, il commento di Chalamet non è che un dettaglio marginale, un rumore passeggero nella lunga eco di queste arti immortali. L’opera, il balletto, il teatro sopravvivono a tutto: alle mode, alle polemiche, al tempo. E continueranno a farlo. Se quanto sostenuto da Chalamet fosse vero, si sarebbero estinte durante la pandemia di covid che ha fermato il mondo intero ma non è accaduto, perché la loro forza non sta nei like o nelle opinioni passeggere, ma nella capacità di raccontare ciò che è eterno nell’esperienza umana. Un consiglio? Approfondendo la conoscenza di queste arti, si può capire molto del tempo in cui viviamo: passioni, potere, fragilità umane: dai un’occhiata Timothée che trovi tutto.

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