“Cantando sotto la pioggia” di Luciano Cannito: un musical dall’equilibrio perfetto

La recensione del nostro Direttore Francesco Borelli

di Francesco Borelli
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Esistono musical, come alcuni grandi balletti, che risultano intoccabili.

Musical che vanno ben oltre lo spettacolo e che sono entrati di diritto in un immaginario in cui tutto è perfetto: scene, attori, canzoni, coreografie, un caleidoscopio di bellezza tale da far sognare intere generazioni.

Cantando sotto la pioggia è, in assoluto, uno di questi. Il film del 1952 con gli straordinari – mai termine è stato usato con più oculatezza- Gene Kelly, Donald O’Connor e Debbie Reynolds non è solo un film musicale. Si tratta di un sunto di creatività, ricerca musicale e coreografica, scelte attoriali perfette, regia ad altissimo livello.

Insomma, un capolavoro!

Luciano Cannito, non nuovo alle sfide in campo teatrale, si avvicina a “Cantando” con l’eleganza che gli è propria, creando uno spettacolo raffinato e divertente, un contenitore che non è solo un omaggio al grande musical americano ma anche un luogo pieno di magia, in cui i sogni diventano realtà e la felicità, infine, appaga.

“Cantando sotto la pioggia” prodotto da Fabrizio di Fiore Entertainment e FdF GAT è un musical riuscito, forse uno dei prodotti teatrali più belli degli ultimi anni, un musical che ci riporta ai fasti delle grandi commedie musicali americane, quelle che ti regalavano momenti di spensieratezza vera e ti conducevano per mano in un mondo bellissimo.

Non era forse questo il senso di quei film? L’obiettivo delle grandi case produttrici americane? Il pubblico aveva bisogno di sognare e di credere che la vita potesse essere anche una bella canzone, magari cantata sotto la pioggia alla luce di un lampione in una notte fredda. Ecco, si esce da teatro con quella bella sensazione di leggerezza e col cuore pieno.

Obiettivo raggiunto quindi.

La storia, si sa, è ambientata a Hollywood negli ultimi giorni dell’era del cinema muto, e si concentra sul protagonista Don Lockwood, il suo compagno di avventure Cosmo Brown, l’aspirante attrice Kathy Selden e la protagonista di Lockwood, Lina Lamont, i cui toni vocali tutt’altro che dolci la rendono un’improbabile attrice.

Le scene di Italo Grassi disegnano in maniera funzionale, e con guizzi teatrali perfetti, un mondo colorato e sognante e i costumi di Silvia Califano completano il quadro con impeccabile gusto.

Lorenzo Grilli interpreta il ruolo che fu dell’immenso Gene Kelly.

Ebbene, quando si hanno negli occhi e nel cuore quelle immagini, quel volto unico che danzava con gli occhi, quell’attore fra i più grandi del cinema musicale, il terrore di ritrovarsi in scena una pallida imitazione è decisamente legittimo. Eppure Grilli si difende: sa giocare col pubblico, la recitazione è la sua carta vincente e ha dalla sua quell’atteggiamento un pò spaccone e un pò romantico che gli vale applausi ed encomi. Insomma Grilli si porta a casa lo spettacolo con ottimi numeri di tip tap e un sorriso che conquista.

Martina Stella è deliziosa. La sua Lina Lamont si fa amare sin dal primo momento. Ogni battuta strappa una lunga risata e i tempi teatrali, vista anche la lunga e felice esperienza cinematografica, sono assolutamente perfetti. Bella, dalle gambe lunghissime e dal sorriso travolgente, la Stella non sbaglia un colpo. Appena compare sulla scena lo sguardo cade su di lei.

Martina Stella è attrice capace di infondere anima e ironia a un personaggio che è storia del cinema musicale. Senza se e senza ma.

Flora Canto è Kathy Selden, ruolo che interpreta con molta grazia e quel pizzico di ironia sufficiente a farla amare. Flora canto è brava: non è danzatrice ma si muove bene e la recitazione è ottima.

Vittorio Schiavone è Cosmo Brown. Schiavone è assolutamente nella parte. Canto, danza, recitazione; tutto di alto livello. Donald O’Connor è un precedente impegnativo ma il nostro Cosmo porta meravigliosamente a casa il personaggio.

Maurizio Semeraro e Sergio Mancinelli completano il cast con interpretazioni brillanti e di livello e le coreografie e i danzatori non deludono le aspettative.

Insomma, Cantando sotto la pioggia è l’ennesima scommessa vinta di Luciano Cannito, uno spettacolo di successo e di qualità capace di non far rimpiangere i miti americani. Un vero e proprio show colmo di energia che regala al pubblico la spensieratezza e la magia di un mondo che, ahimè, non esiste più.

DA VEDERE.

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