Calda accoglienza agli Arcimboldi per Les Étoiles che celebra Luciana Savignano con Aurélie Dupont e tante stelle internazionali

Sera dell'11 aprile 2026

di Nives Canetti
800 views

Alla sua ventiduesima edizione Les Étoiles, il gala prodotto da Daniele Cipriani Entertainment, è diventato un appuntamento non solo romano ma anche milanese. Un Les Ètoiles diverso, meno flamboyant, senza grandi esibizioni virtuosistiche ma molto elegante e sempre costellato di artisti di grande livello internazionale.

Inoltre questa edizione è stata occasione per celebrare una delle stelle italiane più grandi di sempre, Luciana Savignano. Al termine del primo tempo, nel brano Hymne à di Riva & Repele, sulla canzone simbolo di Edith Piaf cantata da Celine Dion, Luciana ha emozionato profondamente tutto il pubblico, non solo noi che abbiamo vissuto da sempre la sua carriera ma anche i tanti giovani in sala. A cominciare dalla sua apparizione sotto un cono di luce con le sue interviste in audio antiche e recenti, la sua voce così semplice e ammaliante a raccontare la danza, a raccontarsi, come se stesse ripensando a tutto quello che ha vissuto e che ha danzato. E poi schiena al pubblico, le lunghe braccia in alto nel palcoscenico buio, lei vestita di rosso, tutto nero intorno quasi celebrare un rito un po’ malinconico e tremendamente appassionato, non solo ricordando ma proiettandosi verso il futuro come lei ha sempre fatto. Entrano Riva & Repele in nero quasi mimetizzati sul palco la fanno fluttuare nell’aria, leggera, e per poi avvicinarsi al proscenio per un saluto intenso, dritto negli occhi del pubblico. È venuto giù il teatro.

Dal Wienerstaatballet Cassandra Trenary, che torna in Italia dopo la sua meravigliosa Grisi nel Pas de Quatre al Festival di Nervi a luglio 2025,  e Davide Dato, hanno ballato il passo a due del secondo atto di Giselle, ora in scena a Vienna nella versione di Tchernichova. Lei ha un legato meraviglioso, linee belle e mai scontate, lui è potente e allo stesso tempo poetico.  Però li abbiamo trovati davvero incredibili nel passo a due tratto da AfterEffect di Marcelo Gomes, creato nel 2015 per ABT sul Souvenir de Florence di Pyotr Ilyich Tchaikovsky, e per la prima volta rappresentato in Italia. Trenary e Dato, grazie anche alla coreografia sospesa continua e fluida di Gomes, erano totalmente fusi insieme nel movimento e la leggerezza dei lift era davvero unica. Il più bel momento di danza del Gala.

Di tutt’altra impronta la poetica di Riva & Repele coreografi residenti della Daniele Cipriani Entertainment, reduci dalle coreografie per la Cerimonia di apertura delle Olimpiadi. In questo gala, grazie a due nuove creazioni, è emersa la loro vena visionaria che li porta a reinterpretare totalmente brani famosissimi dal repertorio classico. Sul passo a due bianco del Lago dei Cigni, hanno interpretato uno struggente e lunare incontro fra due personaggi imbiancati dall’età intorno ad una panchina simbolo di una vita ormai vissuta. Mentre sul passo a due del Don Chisciotte hanno fatto fuochi d’artificio,  letteralmente giocando a fare gli spagnoli col ventaglio grazie ad una musicalità notevole e ad una qualità del gesto deciso, pulito e molto ironico. Divertentissimi e originali. Sarebbe molto interessante poter vedere la loro creazione per il Bejart Ballet Lausanne, Oskar.

Ospite a sorpresa della serata dell’11 aprile è stata Aurélie Dupont che è tornata sul palcoscenico a 53 anni ballando il sensuale e seduttivo passo a due di Le Parc con Hugo Marchand. Strano vedere Marchand ballare il vorticoso bacio di Preljocaj con la sua ex direttrice che nel 2017 lo nominò étoile, ma la vita riserva sempre grandi sorprese. (ex Direttrice peraltro che ancora lo dirige 😊 suggerendogli di raccogliere i fiori ai ringraziamenti e di portarli alla Savignano).

Marchand ha ballato anche il lungo assolo di Jerome Robbins, Suite of Dances del 1994, sulle Suites di Bach per violoncello suonate da Martina Lopez Smuraglia. Un ballerino in “total red” gioca con il violoncello in una conversazione fra musica e danza, a tratti accesa ironica e lirica, che l’étoile francese ha scelto di tenere molto elegante ma più accennata e meno caratterizzata di quanto faceva Mikhail Baryshnikov alla creazione del pezzo.

Di grande attrazione, grazie al carisma dell’interprete, gli assoli Racheo e Rodin di Sergio Bernal da lui coreografati: forse un po’ ridondante quello su Rodin, ma molto applauditi dal pubblico.

Infine il repertorio più classico con i passi a due da il Talisman e da Il Corsaro, è stato portato dalla coppia Tatiana Melnik e Motomi Kiyota dell’Hungarian National Ballet. Lei ha mostrato pulizia di movimento e buon controllo, e lui un virtuosismo particolarmente apprezzato dal pubblico grazie ad un’eccezionale elevazione nei salti.

Una serata varia ben costruita in cui abbiamo visto danza non consueta e artisti di grande pregio.

Articoli Correlati

Lascia un Commento