Finché c'è vita c'è tango Rubriche

Astor Piazzolla: Adios Nonino, l’esilio dell’addio
Cento anni fa nasceva Astor Piazzolla: noi lo ricordiamo così

L’Esilio dell’Addio: siamo tutti esiliati, ognuno nel suo lutto nel cuore, abbiamo dovuto lasciare andare anche chi non conoscevamo perché la morte che regna sovrana dallo scorso marzo ci stupisce e ci lacera dentro anche per una bara sconosciuta. Se la morte impera, la vita continua, non trionfa ancora, ma continua, c’è chi ha dato alla luce un Luigino, un Franceschino, una piccola Azzurra o una Luna Rossa.

C’è chi nonostante il tempo rimane eterno nella memoria, nella nascita e nella non mai morte.

L’esilio nel dolore dell’addio è un grande tango che si ascolta in silenzio e che Astor Piazzolla, di cui in questi giorni si celebra il centenario della nascita, ci ha lasciato in un momento per lui di profondo e infinito dolore e chissà forse anche senso di colpa per non essere riuscito a dare l’ultimo addio al padre.

Di padre in figlio: Daniel Piazzolla dedica oggi un documentario che racconta l’avventurosa vita dell’inquieto padre, apre l’archivio di foto e ricordi, in un’opera-omaggio firmata da Daniel Rosenfeld. Una diretta streaming, un incontro tra l’ambasciatore argentino a Roma, Roberto Carlés, e il regista.

Il tango ha questa rara capacità di essere profondamente e strettamente legato alla vita reale da essere sempre attuale. L’esilio nel dolore dell’addio è uno dei temi che connotano sia il tango sia la vita.

Anche il tango è metaforicamente nato e morto più volte: abiurato, contestato, vietato e poi rinato in differenti decadi, é sempre stato forte della sua  tradizione e della capacità di innovazione di alcuni dei suoi artisti più grandi. Astor Piazzolla è certamente il suo emblema di modernità e di avanguardia, pur nel rispetto della tradizione vera delle sue origini. Astor Piazzolla ha pagato un caro prezzo al suo desiderio di cambiare la tradizione fino a essere definito “l’assassino del Tango” da chi non riusciva ad accettare un modo di intenderlo che non fosse quello chi l’aveva preceduto.

Adios Nonino fu composto da Astor Piazzola nel 1959 ed è l’anima più profonda del suo autore, che nell’inquietudine trova per un attimo la calma e la pace in un’altra vita. Piazzolla forse non a caso voleva che fosse ascoltato più che ballato, così come si ascolta dentro di sé un addio.

La lunga introduzione al pianoforte crea una sorta di suspense accompagnata dalla dolcezza che le note lentamente cominciano a esprimere. La geniale melodia principale sfocia poi nelle note del bandoneon, il tipico strumento del tango argentino che ricorda una grande fisarmonica. Con la soavità delle sue note acute suonate con la mano destra, il bandoneon inizia a danzare e a darsi il cambio con le note del pianoforte più gravi, più cupe e profonde, quasi in un’alternanza di speranza e delusione.

Adios Nonino é un percorso di vita nei suoi quasi nove minuti ipnotici: un lungo inizio che è quasi una nascita, calma apparente, equilibrio; cui segue l’arrivo del bandoneon impetuoso, quasi a scalzare il pianoforte, con l’esplorazione delle infinite possibilità delle note in una corsa sfrenata, una ricerca nell’ansia, nell’angoscia; e ancora il placarsi del violino, a metà brano con lua armonia di suoni; con la sua voce dalle note alte, quasi un grido soffocato. Torna il ritmo impetuoso, torna la vita che corre, gli strumenti si intersacano, si uniscono, si separano, fanno pace tra loro, si ricompongono e il finale arriva desiderato nell’arrendevole e struggente tristezza che lentamente, come la vita, si spegne e segna il suo addio.

La notizia della morte del padre, chiamato affettuosamente Nonino, colse Piazzolla di sorpresa mentre era in tournee a New York nel 1959. Nonino, una variante ispanica del nostro vezzeggiativo Nonnino. Il brano nasce per dirgli addio, per salutarlo da lontano un’ultima volta.

Adios Nonino é uno dei pezzi più rappresentativi di Piazzola che lo definì il suo tango “numero uno”; lo amava profondamente così come amava immensamente quel padre tanguero della “vecchia guardia”, dal lavoro poco chiaro, poiché pare fosse un collaboratore di un boss della mala, così come racconta in un’intervista precisando con orgoglio che Victor “era mas loco que yo”!

Da lui imparò ad amare il tango, ma nello stesso tempo ad allontanarsi da quel genere di tango che riteneva troppo popolare, per cercare quello nuovo o meglio per cercarne l’evoluzione ed elevarlo a musica colta ed elegante.

La biografia di Astor Piazzola si può leggere ovunque soprattutto in questi giorni. Desidero ricordare di lui ciò che invece traspare dalle sue interviste, dove il suo sguardo sicuro ti arriva dritto, nonostante il filtro di YouTube, come se fosse di fronte a te; della determinazione di cui sono condite le sue parole, della sua caparbietà nel cercare il nuovo senza perderne però le radici, del racconto di Parigi dove ha studiato con dedizione e passione la musica classica, abbandonando il tango per cinque lunghi anni senza più “tocar el bandoneon”, ma dedicandosi solo al pianoforte.

Voglio ricordare della sua sfida ai canoni prestabiliti del tango: “in Argentina si poteva cambiare tutto ma non il tango” e lui ne ebbe il coraggio, l’ardore o “ la felice idea” di cambiare quel tango classico che in maniera totalmente istintiva aveva suonato da ragazzino accanto a Carlos Gardel.

Il tango nell’esilio del dolore si porta dentro, non passa mai, riempie un angolo del cuore per sempre, cosi come si porta dentro l’esilio di un’amore e il dolore del suo addio.

Buon Ascolto e siate felici, anche se talvolta è difficile!

https://www.youtube.com/watch?v=Ljq4K31puA4

Adios Nonino -4- ASTOR PIAZZOLLA y su Quinteto Tango Nuevo -live in Utrecht (1984) –

Photo: Ullstein Bild/ArenaPAL

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