Angelin Preljocaj porta al Teatro Ostia Antica Festival la potenza della danza contemporanea: con “Requiem(s)” in scena il miracolo della vita

Teatro Romano di Ostia Antica 10 e 11 luglio ore 21.00

di DANCE HALL NEWS
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Il viaggio del Teatro Ostia Antica Festival – Il Senso del Passato prosegue con uno degli appuntamenti più attesi della stagione internazionale di danza: Requiem(s), l’ultima creazione di Angelin Preljocaj presentata in un’inedita versione site-specific, il 10 e l’11 luglio (ore 21.00) sul palcoscenico millenario del Teatro Romano di Ostia, per una riflessione sulla memoria, sulla perdita e sul legame indissolubile tra la vita e la morte.

Vorrei provare a trasmettere il sentimento che la vita sia un miracolo.

Così ci dice Angelin Preljocaj nelle note di coreografia della sua creazione del 2024, Requiem(s). Nata da un impulso intimo emerso nel coreografo francese dopo la scomparsa dei genitori nel 2023, la performance si offre come un’architettura di corpi che esplora il confine tra la finitudine umana e l’eternità dell’arte, in sincronia perfetta tra il vissuto personale e la ricerca artistica. La danza di Preljocaj, celebrata nel mondo per un’estetica potente capace di coniugare il rigore tecnico con la forza viscerale della ricerca contemporanea, si fa qui preghiera laica e scrittura vibrante, trovando nella solennità dello spazio archeologico la sua risonanza spirituale più pura. Il dolore privato si trasfigura in un rito universale, restituendo l’idea millenaria per cui l’essere umano cerca il senso profondo dell’esistenza proprio attraverso la memoria di chi lo ha preceduto.

L’assenza non genera una semplice devastazione, bensì si tramuta in una processione di corpi che rende visibile l’invisibile, trasformando la ferita del lutto in una celebrazione miracolosa della vita e della traccia eterna che chi amiamo lascia dentro di noi. ​ Un orizzonte intimo che si espande per abbracciare un potente afflato politico e sociale: l’ensemble dei diciannove danzatori evoca sulla scena le grandi tragedie collettive della storia, dalla Shoah ai conflitti moderni, fino alle morti invisibili di chi si spegne in strada per la fredda indifferenza sociale.

Con Requiem(s) – titolo volutamente al plurale per indicare una trama musicale eterogenea – il maestro della coreografia contemporanea non propone la trasposizione di celebri lavori, ma una serie di requiem coreografici: un meticciato sonoro che intesse l’intramontabile classicismo di Mozart e Bach alle distorsioni rock dei System of a Down e alle sperimentazioni elettroniche, rispecchiando il mosaico emotivo dell’essere umano.

Queste le note di Preljocaj su Requiem(s)

«Ho perso mio padre, mia madre e alcuni amici molto cari nel 2023. Questo ha fatto emergere in me un desiderio antico e profondo di coreografare i sentimenti legati alla perdita di una persona amata. In The Elementary Forms of Religious Life, il sociologo Émile Durkheim mostra come le civiltà si formino attraverso rituali di memoria. Il requiem appartiene a questa filiazione e a questa strutturazione della nostra società, della nostra comunità. Voglio esplorare tutte le emozioni che ci attraversano quando siamo in lutto. Non si tratta solo di tristezza o devastazione. C’è anche la memoria, la traccia della persona amata che continua a vivere dentro di noi. Quando partecipiamo a un funerale, ricordiamo, condividiamo pensieri, e a volte persino ridiamo. Dalla ferita, che non si rimarginerà mai, può nascere una sorta di gioia: la gioia di ravvivare il ricordo della persona che abbiamo perso. La morte può così offrire anche sollievo e ulteriore profondità alla vita. Vorrei provare a trasmettere il sentimento che la vita sia un miracolo. In un certo senso, una celebrazione della vita. Mi sono ispirato a Roland Barthes e il suo Mourning Diary, Gilles Deleuze e il suo Abécédaire, in particolare sul tema della vergogna di essere uomo vissuta da Primo Levi al ritorno dai campi. Ma anche la gioia di Nietzsche, che lui definisce tragica, quella del pastore Louis Pernot o del filosofo Clément Rosset, per i quali la gioia è una forza maggiore, capace di contenere sia gli aspetti negativi dell’esistenza sia il loro antidoto. Tutte queste fonti di ispirazione mi hanno fatto riflettere, emozionare, e saranno presenti in scena in modo diffuso. Queste riflessioni nutrono il mio lavoro e danno vita a una scrittura coreografica specifica. Per me la creazione non consiste nell’applicare un piano prestabilito, ma nel confrontarsi con la materia, in dialogo con i danzatori, per trovare percorsi inattesi. Come parlare questa lingua senza parole del lutto e rendere visibili sentimenti così complessi? La scrittura coreografica è un linguaggio universale che esprime ciò che le parole non riescono a dire.  Non volevo coreografare il requiem di Mozart, Fauré o Ligeti, ma proporre una trama musicale eterogenea, arricchita anche da creazioni sonore. Si tratta piuttosto di requiem(s) coreografici, una processione di corpi che cerca di mettere in prospettiva il mosaico di sentimenti vissuti dopo una perdita».

 

REQUIEM(S)

CREAZIONE 2024 Per 19 ballerini

coreografia Angelin Preljocaj

musica G.Ligeti, W.A.Mozart, System of a Down, J-S.Bach, H.Guonadottir,  Chants médiévaux (anonymes), O.Messiaen, G.F Haas, J.Jóhannsson, 79D

dancers Angie ARMAND, Teresa ABREU, Lucile BOULAY, Liam BOURBON SIMEONOV, Elliot BUSSINET, Araceli CARO REGALON, Leonardo CREMASCHI, Mirea DELOGU, Lucia DEVILLE, Chloé FAGOT, Mar GOMEZ BALLESTER, Lucas HESSEL, Erwan JEAN-POUVREAU, Arturo LAMOLDA, Ygraine MILLER-ZAHNKE, Ayla PIDOUX, Max PELILLO, Owen STEUTELINGS, Micol TAIANA

technical director Guillaume Rouan – general production and sound manager Martin Lecarme

lighting manager Jean-Bas Nehr – video manager Fabrice Duhamel

stage manager Juliette Corazza, Rémy Leblond – costumes manager Nina Langhammer

Produzione Ballet Preljocaj

coproduzione La Villette – Paris, Chaillot – Théâtre National de la danse,  Festival Montpellier Danse 2024, Grand Théâtre de Provence, Vichy Culture-Opéra de Vichy

Teatro Romano di Ostia 10 e 11 luglio ore 21.00

Foto Yang Wang

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