La formula del gala di balletto in Italia è decisamente molto utilizzata e, se non è legata ad un evento o ad un’occasione particolare come il Gala Fracci alla Scala o il Gala Porcile di Nervi, tende a soddisfare un mero bisogno da parte del pubblico di fruizione veloce, frammentata, non incentrata su spettacoli completi che richiedono un impegno sia di visione che produttivo decisamente maggiore. Spesso caratteristica di questi eventi è il richiamo legato ai grandi nomi internazionali, i cui virtuosismi affascinano un pubblico sempre più abituato alla performance di effetto. In questo panorama dominato anche da un certo sensazionalismo, spicca per sincerità, accessibilità e semplicità, unite ad un alto livello artistico, lo spettacolo “La Gioia di Danzare”.
Nata da un’idea di Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, rispettivamente étoile e primo ballerino del Teatro alla Scala, questa serata ha alcuni obiettivi e caratteristiche precise. Come dice il nome stesso si vuole riportare la Danza vicina alla vita delle persone grazie al puro piacere di gioirne senza pretese divistiche o retoriche.
Ma in primis il format promuove la diffusione della danza toccando varie località italiane di provincia in cui non è così scontato che il balletto arrivi spesso. In tal modo si semina curiosità fra chi magari non ha mai visto il balletto e può essere stimolato ad interessarsene.
Altra costante dello spettacolo è la presenza di primi ballerini e solisti scaligeri italiani di grande livello che si avvicendano in diverse coreografie, portando la Scala dove altrimenti non arriverebbe mai e promuovendo la bravura degli artisti di casa nostra.
Il tutto viene promosso ad un prezzo sicuramente accessibile, abbattendo una barriera importante per il pubblico spesso frenato da cifre non alla portata di tutti.
Questa “formula”, unita ovviamente alla notorietà della coppia Manni Andrijashenko garantisce serate uniche, estremamente calorose e tutte esaurite, così come è stata la serata del 1 marzo al Teatro Ponchielli di Cremona.
Il programma della serata vedeva l’apertura con il celebre passo a due del terzo atto della Bella Addormentata danzato da Manni e Andrijashenko con tutto lo splendore e l’eleganza di una coppia regale e (appunto) gioiosa. I due poi sono stati impegnati in brani più contemporanei quali Luminous di András Lukács su musica di Max Richter, bellissimo esempio di coreografia contemporanea come evoluzione dello stile classico, incontro drammatico fra i due interpreti sotto luci bianche su fondo nero che ne disegnano i corpi in contrasti affascinanti.

Di tutt’altro tono il passo a due Casse Noisette Compagnie di Jean Christophe Maillot (al Ponchielli la settimana precedente con Roméo et Juliette e alla Scala dal 18 marzo con Dov’è la luna?) sul passo a due del secondo atto di Schiaccianoci rivisto in modo sorprendente e molto coerente con la partitura, in cui due giovani scatenano tutta la gioia e la follia del loro freschissimo amore: Andrijashenko particolarmente espressivo in questo ruolo.
A chiusura della serata, la coppia ha reso omaggio alle origini salentine dalla Manni danzando una coreografia di Patrick De Bana sulla struggente serenata salentina Beddha ci dormi nella versione cantata da Diodato, su musica e testi di Paolo Buonvino. Molto sentita e eseguita con grande trasporto, la musica alterna momenti struggenti a incursioni di taranta che la rendono trascinante e Manni e Andrijashenko sono stati emozionanti.

Insieme a loro, gli altri interpreti scaligeri hanno animato la serata con proposte sia accademiche che moderne: Maria Celeste Losa ed Emanuele Cazzato hanno ballato il passo a due del Carnevale di Venezia di Marius Petipa con linee estese, precise ed eleganti e Almost Blue di Chet Baker, passo a due molto fisico di Mauro Bigonzetti.
Agnese di Clemente e Darius Gramada hanno reso la freschezza e il virtuosismo del passo a due delle nozze di Coppelia su coreografia di Petipa e poi con Christian Fagetti hanno portato il trio meraviglioso di Philippe Kratz sulla Berceuse di Chopin, SENTieri, visto alla Scala grazie a Manuel Legris, una magia di incroci di inseguimenti e di respiri che necessitano un coordinamento assoluto tra i tre interpreti.

Infine Camilla Cerulli e Mattia Semperboni si sono esibiti su due brani del più puro virtuosismo accademico russo: prima Spring Waters di Asaf Messerer su musica di Rachmaninov con le sue prese mozzafiato. Poi con Diana e Atteone, su coreografia di Agrippina Vaganova e Petipa, entrambi hanno brillato per virtuosismi e affiatamento. Camilla Cerulli ha un controllo strabiliante e una morbidezza innata: auspichiamo per lei un futuro sempre più brillante.
Grande successo di pubblico per tutti e attendiamo di sapere le prossime date per nuovi entusiasmanti programmi.


