L’attore britannico Tim Curry (all’anagrafe Timothy James Curry) si è spento per cause naturali all’età di 80 anni nella sua casa di Los Angeles, come confermato dalla sua storica manager Marcia Hurwitz. Nato nel Cheshire il 19 aprile 1946, muove i primi passi nel West End londinese alla fine degli anni Sessanta prendendo parte a celebri produzioni teatrali come Hair.
La svolta della sua carriera arriva dall’incontro con Richard O’Brien, autore di un musical parodistico che fonde fantascienza popolare, cinema horror e tematiche di liberazione culturale. Presentandosi al provino con un brano rock’n’roll che mette in risalto la sua voce inconfondibile, Curry conquista il ruolo del brillante e trasgressivo del Dr. Frank-N-Furter. In un primo momento, prova a recitarlo con un accento tedesco e poi americano ma alla fine decide di usare un accento tipicamente britannico upper-class pensando che l’eccentrico scienziato dovesse “suonare come la Regina”.
Allestito inizialmente nella sala piccola del Royal Court Theatre (con soli 63 posti), il musical ottiene un successo travolgente grazie alla sua carica sovversiva, alla colonna sonora e all’interpretazione di Tim Curry, tanto che la produzione deve essere trasferita quasi subito in teatri londinesi più capienti, prima al Chelsea Classic Cinema e poi al Comedy Theatre nel West End dove va in scena per centinaia di repliche. È il 1973 e da lì in avanti il musical conquista anche Los Angeles (al celebre nightclub Roxy Theatre a Sunset Strip) e Broadway (Belasco Theatre di New York).
Nel 1975, la 20th Century Fox finanzia la versione cinematografica diretta da Jim Sharman (The Rocky Horror Picture Show), girata prevalentemente nei Bray Studios in Inghilterra con gran parte del cast teatrale originale, tra cui Tim Curry che consacra il mito del musical. Con corsetto, calze a rete, trucco marcato e una mimica magnetica, la sua interpretazione iconica crea un manifesto di libertà e fluidità d’identità capace di generare un seguito di fan devoti ancora attivo in tutto il mondo.

Consapevole del rischio di rimanere intrappolato in una maschera così ingombrante, Curry non si ferma e dimostra una versatilità straordinaria spaziando tra i generi più disparati. Dà volto al terrificante clown Pennywise nella miniserie televisiva “IT” (1990), al brillante maggiordomo Wadsworth in “Signori, il delitto è servito” (1985) e al maestoso Signore delle Tenebre nel fantasy “Legend” (1985) di Ridley Scott. La sua filmografia vanta inoltre partecipazioni a grandi successi come “Annie”, “Caccia a Ottobre Rosso”, “Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York”, “I tre moschettieri”, “Charlie’s Angels”… Inoltre, prima di dare il ruolo a Jack Nicholson, Tim Burton lo tiene in grande considerazione come possibile interprete di Joker nel film “Batman” del 1989.
Paralellamente al cinema, Curry costruisce una solida carriera nel doppiaggio, prestando tra i vari ruoli la voce al Cancelliere Palpatine nella serie “Star Wars: The Clone Wars”. Negli ultimi anni, nonostante le severe conseguenze di un grave ictus avuto nel 2012 che lo costringe sulla sedia a rotelle, l’attore mostra una straordinaria resilienza continuando a dedicarsi alle produzioni vocali, incontrando i fan nelle convention e tornando sul grande schermo nell’horror “Stream” del 2024.
Tra i vari premi ricevuti, Tim Curry conquista ben tre nomination ai prestigiosi Tony Awards (gli Oscar del teatro): la prima nel 1981 come Miglior attore in un’opera teatrale per la sua interpretazione di Mozart in “Amadeus”, la seconda nel 1993 come Miglior attore in un musical per “My Favorite Year”, e la terza nel 2005 sempre come Miglior attore in un musical per il ruolo di Re Artù in “Spamalot”.
Una straordinaria parabola artistica che rimane una delle pagine più affascinanti e poliedriche dello spettacolo moderno. Dalle tavole dei teatri di Londra fino agli schermi di tutto il mondo, l’attore britannico ha saputo scolpire un immaginario collettivo irripetibile con il suo talento unico sfidando ogni etichetta e superando qualsiasi barriera, ispirando intere generazioni di fan e artisti in tutto il mondo e lasciando un’impronta indelebile che continuerà a emozionare.

