Alla Biblioteca dello Iuav di Venezia prende forma un progetto destinato a diventare un punto di riferimento per studiosi e appassionati: il fondo dedicato a Silvia Poletti. È infatti iniziato il lavoro di catalogazione del suo archivio personale, ora stabilmente conservato grazie all’accortezza del professor Stefano Tomassini e soprattutto alla generosità diretta dell’erede, la sorella Donata Poletti.
Scomparsa nel 2024, la fiorentina Silvia Poletti è stata una delle voci più autorevoli della critica di danza in Italia. La sua formazione affondava le radici negli studi classici — con una tesi in letteratura latina — ma già durante l’università si orientava con decisione verso il teatro e la sua ricezione contemporanea. Nel 1982 diventa giornalista, avviando un percorso che l’avrebbe portata a firmare per anni sulle pagine del Sole 24 Ore e a collaborare con riviste specializzate come Danza&Danza, Tanz e Dance International.
Chi l’ha incontrata ricorda il suo accento toscano e una presenza sempre partecipe, capace di rendere accessibili anche i riferimenti più complessi. Le sue conferenze erano occasioni di ascolto vivo, mai accademiche in senso stretto, ma sempre rigorose. Lo stesso approccio si ritrovava nei suoi scritti: documentati, precisi, eppure mai distanti.
Il suo interesse privilegiato si concentrava sul grande balletto narrativo mitteleuropeo del Novecento. Poletti ha seguito con particolare attenzione il lavoro di coreografi come Kenneth MacMillan, John Cranko, quindi Uwe Scholz e John Neumeier, approfondendo non solo le opere ma anche i legami tra le compagnie e gli interpreti. Un’attenzione che si traduceva in una conoscenza diretta e stratificata del repertorio, costruita nel tempo attraverso visioni e incontri.
Accanto all’attività critica, è stata anche docente all’Università Carlo Bo di Urbino e alla Ca’ Foscari di Venezia, contribuendo alla formazione delle nuove generazioni. Ed è proprio in questa prospettiva che il fondo veneziano assume oggi un valore particolare. O almeno lo speriamo.
L’archivio raccoglie materiali eterogenei: programmi di sala, riviste, libri, fotografie e contenuti multimediali, attualmente in fase di catalogazione. Si tratta di un patrimonio fatto anche di “ephemera”, tracce spesso considerate marginali ma fondamentali per ricostruire la storia viva dello spettacolo. Documenti che raccontano non solo gli spettacoli, ma il modo in cui sono stati pensati e discussi.
L’apertura al pubblico del fondo rispecchia pienamente lo spirito con cui Silvia Poletti ha sempre lavorato: la conoscenza come qualcosa da condividere, non da trattenere. Più che un archivio celebrativo, quello dello Iuav si configura come uno strumento operativo, destinato a essere consultato. Offre nuove possibilità di ricerca e di confronto, mettendo a disposizione materiali che potranno alimentare studi futuri e nuove letture della danza. Un modo concreto per continuare a far circolare idee, sguardi e domande — esattamente come lei ha sempre fatto.
A questo link il catalogo online del Fondo Silvia Poletti (archivio consultabile ma ancora in fase di catalogazione)
Foto Priamo Tolu

