Già solo dopo aver visto le prove durante il World Ballet Day 2022 della nuova versione di Edward Clug dello Schiaccianoci a Stoccarda (link), si capiva che la sua visionarietà e il suo straordinario senso del teatro stavano facendo nascere qualcosa di assolutamente nuovo e diverso dal panorama degli “Schiaccianoci” tradizionali con cui siamo cresciuti. La prima mondiale fu il 25 novembre 2022 e da allora lo spettacolo è andato in scena solo a Stoccarda, dove è stato ripreso nel tempo e anche per questo periodo natalizio di fine 2025.

Come sempre nei balletti narrativi, l’approccio di Clug è libero, aperto e visionario senza travisare le radici del testo di Hoffmann a cui si lega ancor di più delle versioni più classiche. La storia del nipote di Drosselmeyer imprigionato nei rigidi e goffi panni dello Schiaccianoci salvato dall’amore di Clara è l’asse portante di questo spettacolo, attorno al quale si scatena la fantasia di Clug : tutti i giocattoli di Clara lottano contro i topi e la ricerca dello Schiaccianoci nel secondo atto insieme ai giocattoli e a Drosselmeyer diventa il viaggio di Clara in un mondo fantastico pieno di sogni e di speranze. Difficile raccontare tutto quello che si vede in scena: la fantasia di Clug unita alla maestria di Jürgen Rose nell’uso delle idee coreografiche e degli attrezzi di scena insieme alla drammaturgia curata da Vivien Arnold hanno creato uno spettacolo ricchissimo. Ci proviamo.
Il primo atto si apre sulla scena della piazza animata fuori da casa Stahlbaum tipicamente natalizia, molto descrittiva: bambini scatenati, slitte e palle di neve. Un po’ un peccato che il tutto si svolga sulla meravigliosa Ouverture di Čajkovsky e che la musica diventi una colonna sonora di una scena in cui addirittura si intonano canti natalizi in voce che nulla hanno a che fare con la musica.

Si entra poi nella casa della famiglia che sta decorando un grande albero di Natale che gira su se stesso e su cui viene arrotolata una lunga ghirlanda di palle in mezzo a tutti i bambini festanti. L’ambiente è elegante, nordico, borghese, minimalista con pareti marroni, una testa di cervo come decoro, quinte che si alzano dalle pareti della stanza, il tavolo da pranzo che si alza dal pavimento sotto la tovaglia apparecchiata. I costumi di Jürgen Rose, stupendi, raccontano un ambiente che richiama Ibsen o Čechov. L’atmosfera però è gioiosa e ironica, tutti hanno un ruolo in scena, anche se qui ancora di pura danza non se ne vede molta, a parte qualche passo più definito di Clara e di suo fratello Fritz. La dimensione è principalmente teatrale e narrativa, il che è la cifra stilistica squisitamente personale di Clug. I personaggi sono tutti caratterizzati: tra tutti, meravigliosa la nonna che sbevazza e che poi compare anche nel secondo atto insieme agli altri parenti trascinata dai camerieri su un tappeto con due flutes di champagne in mano.
Drosselmeyer ha un ruolo fondamentale, vivacissimo, è davvero il catalizzatore della scena, la sua è più recitazione che mimica. Intrattiene i bambini su un palco con il racconto della storia del nipote che con il suo costume double face spiega la sua trasformazione in uno schiaccianoci per colpa del Re dei topi. I bambini scelgono tutti i regali, chi un torero, chi una coppia di cammelli, a Clara invece Drosselmeiyr regala lo schiaccianoci. Quando Clara va a dormire, Drosselmeyer guida il suo sogno e la battaglia fra i topi grandi e piccoli, i giocattoli di Clara e i soldatini di Schiaccianoci prende vita: il re dei topi è sconfitto.
Se fino ad ora la storia rimane più o meno nei binari di una certa tradizionalità, ecco che qui la lettura di Clug ha un punto di svolta importante. Tutto si riempie di danza, di simboli e di atmosfere inedite. Dopo essere stato ferito in battaglia, lo Schiaccianoci si lancia nella foresta. Così, invece del valzer per i Fiocchi di Neve, c’è una danza elegantissima per la Regina e sedici fragili Fate della Foresta.
Le scene di Jürgen Rose sono essenziali e raffinate, uno splendido sfondo con un albero di noce spoglio in inverno e un cielo arancione, scoiattolini in silhouette, e abiti lunghi, color crema e leggerissimi per le ballerine. Due cervi maschio e femmina si muovono in mezzo alle fate, richiamando il cervo spirito guida di Peer Gynt con le stampelle. Compare dall’alto una noce gigante simbolo che d’ora in poi campeggerà in tutta la scena per tutto il secondo atto. Schiaccianoci rompe la noce gigante e finisce il primo atto.

In totale continuità drammaturgica con il primo atto, il secondo si apre sulla noce rotta appesa in alto, da cui esce tutto il mondo di fantasia di Clara, che vediamo un po’ più cresciuta negli atteggiamenti, più adulta. Non c’è stacco fra i due atti , non c’è il classico divertissement con le variazioni, c’è un continuum: Drosselmeyer sprona Clara a cercare lo Schiaccianoci durante un divertente e inaspettato passo a due sulla musica della celesta della fata confetto. E da qui inizia il viaggio di Clara con tutte le esilaranti e ironiche danze animate dai giocattoli che escono da 5 noci giganti, i toreri testosteronici per la danza spagnola, le matrioske rotonde e i cosacchi per la danza russa, i simpaticissimi cammelli che caracollano per il palcoscenico scuotendo la testa allo stesso tempo dei sonagli della danza araba.

Un tripudio di colori, di costumi fantastici, di personaggi, di creatività, di immaginazione e di coreografie spiritose ed entusiasmanti: il valzer dei fiori è ballato da sette farfalle dispettose con Fritz e Clara, i mirlitons da due scoiattoline, nella danza cinese il nonno di Clara è il maestro coleottero di una classe di coleotterini, (allievi della John Cranko Balletschule) che camminano a quattro zampe e girano sui gusci sulla schiena con le gambette per aria, i saltimbanchi sulla musica della Mère Gigogne fanno acrobazie con lunghe scale a pioli .

Divertentissime le incursioni dei parenti-insetti in mezzo a tutto questo trambusto di personaggi. Al termine di questo viaggio appare lo Schiaccianoci dentro una noce gigante, tornato ad essere un ragazzo grazie all’amore di Clara che non si è mai fermata davanti al suo brutto aspetto. E il grand pas de deux romantico e trascinante con lift di grande slancio, corona la loro storia d’amore.

Ma dopo l’apoteosi finale di tutta la compagnia in cui perfino il Re Topo viene perdonato, Edward Clug, da uomo di teatro qual è, dà l’ultima parola a Drosselmeyer che brinda con il pubblico al successo delle sue macchinazioni con una coppa di champagne sulla musica magica della celesta, crollando sotto al sipario prima del buio totale. Applausi a scroscio.
Un balletto così teatrale necessita di interpreti capaci di rendere attraverso la danza e le qualità attoriali l’ironia, il mistero e la magia che stanno dietro a questa storia incredibile. E la compagnia di Stoccarda per cui è stata creata questa versione ha tutte le carte in regola per ridare quell’energia e quella freschezza che rendono lo spettacolo entusiasmante.
Anna Osadchenko è stata Clara bambina credibile e vivace, e poi giovane ragazza ironica e al contempo innamorata dello Schiaccianoci interpretato da Adhonay Soares da Silva. Drosselmeyer è stato esilarante e disegnato con verve fin nei più piccoli particolari da Ciro Marsilla. Matteo Miccini, principal della compagnia e uno del nutrito gruppo di italiani a Stoccarda, ha una marcia in più e interpretava Fritz, il fratello pestifero di Clara, mostrando sia lampi di tecnica eccelsa che salde doti attoriali. Più che pregevole la direzione dell’Orchestra di Stato di Stoccarda diretta da Wolfgang Heinz.

Come dimostrato negli ultimi tre anni, questa versione del balletto è destinata a durare nel tempo e il secondo atto in particolare è un capolavoro. Anche Stoccarda ora, dopo aver perso nei meandri della memoria lo Schiaccianoci di Cranko del 1966, ha il “suo” Schiaccianoci come la Scala e l’Opéra hanno quello di Nureyev, New York quello di Balanchine, Londra ha quello di Sir Peter Right, Amburgo quello di Neumeier e il Bolshoi quello di Grigorovich, portando il nome di Clug sempre più all’altezza dei più grandi coreografi mondiali di questi ultimi anni.
Un’ultima nota sul Teatro e sul pubblico di Stoccarda. Si respira un’atmosfera colta senza presunzione. Il pubblico applaude nei momenti giusti, arriva in teatro un’ora prima, assiste in massa alla conferenza di presentazione dello spettacolo, segue con passione gli interpreti del corpo di ballo. Si percepisce chiaramente che lo Stuttgart Ballet fa parte del vissuto di questa di città. C’è sano orgoglio ed entusiasmo: sarà forse suggestione, ma si ha la sensazione che lo spirito di John Cranko aleggi ancora nella sala di questo bellissimo teatro.
Per avere un’idea del mood, dato che non esistono riprese video on line qui di seguito il trailer dello spettacolo nel 2022
Foto di Roman Novitsky

