La scomparsa di Bob Wilson, improvvisa e dolorosa.

di Lia Courrier
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La giornata del 31 Luglio 2025 sarà ricordata come il giorno in cui il Teatro ha perso un grande padre.
La scomparsa di Bob Wilson lascia un enorme vuoto ma anche un’incredibile eredità artistica che ha attraversato questi ultimi decenni di grande trasformazione sociale e culturale con grazia ed eleganza.
Nato a Waco, in Texas, si muove su un percorso non lineare, dalla formazione universitaria in Business Administration ad una laurea in architettura conseguita in soli tre anni al Pratt Institute. In mezzo, l’incontro che dona una svolta decisiva ai suoi progetti, quello con un gruppo di bambini disabili e con i laboratori di teatro per l’infanzia, esperienza folgorante e rivelatrice di quella che da quel momento sarà la sua strada.
Negli anni successivi fonda una compagnia sperimentale a cui darà il nome dell’insegnante di danza che lo aveva aiutato a superare la balbuzie attraverso l’uso di movimenti lenti per sciogliere il corpo.
Questo è il momento in cui avviene l’incontro con Philip Glass, celebre musicista che oggi dalla sua pagina Facebook pubblica una collezione di foto che li ritraggono insieme, accompagnate dalle parole:

“Bob ci lascia con la sua visione brillante di tutto ciò che ha toccato. Con ammirazione, rispetto e amore, mi mancherà il mio caro amico”. Con Glass la collaborazione era nata spontaneamente e infine condensata nel lavoro “Einstein On The Beach”.

L’esigenza creativa di Bob Wilson lo porta a progettare una colossale performance della durata di 12 ore, destinata alle Olimpiadi del 1984, poi cancellata per mancanza di fondi. Proprio quando il corpo artistico di Wilson sembra non riuscire più a stare dentro ai confini fino a quel momento conosciuti, sarà proprio il Teatro alla Scala a contattarlo, con un tempismo ed una sfida perfetti: realizzare la regia per “Doktor Faustus” di Giacomo Manzoni. Un icontro luminoso quello tra il regista e il Teatro meneghino, che porterà fortuna ad entrambi con una lunga lista di successi.

“Con Bob Wilson scompare una figura cardine della cultura contemporanea. Artista completo, regista e scenografo di prosa e d’opera, Wilson ha inteso sempre il teatro come opera d’arte totale curando ogni dettaglio degli spettacoli che firmava, ma l’impatto del suo lavoro si estende alle altre arti e a tutti i campi della creatività.”

Questo si legge nel comunicato diffuso dal Teatro alla Scala, a cui si deve la capacità di aver intercettato questo diamante grezzo che ha donato alla produzione operistica tante regie di grande valore che si spera possano ancora essere viste dal pubblico.
Dall’incontro con Milano, la carriera di Wilson vede un’incredibile ascesa e la sua visione viene riconosciuta come un linguaggio acquisito.
La lista delle sue opere e dei premi ricevuti, tra cui anche un Leone d’Oro, sarebbe troppo lunga, quello che rimane a chiunque sia entrato in contatto con il lavoro di questo artista americano, felicemente adottato dalla vecchia Europa,  è il suo approccio (solo) apparentemente freddo, caratterizzato da una raffinata eleganza, gesti lenti e misurati, una evidente, profonda attrazione per il minimalismo dell’arte orientale. La sua straordinaria visione totale dell’opera e figlia della sua preparazione eclettica e multiforme, dotata di uno sguardo onnicomprensivo che include drammaturgia, scene, costumi e ovviamente la luce, protagonista assoluta della sua opera, indispensabile strumento per delineare i contorni di ogni personaggio con precisione chirurgica.
Nonostante la perfezione algida, pura, quasi in un’idea di trasparenza, la scelta di Wilson rifugge dal sentimentalismo e dal pathos che si agita sulla superficie delle cose, per scavare a fondo e raggiungere il cuore pulsante del teatro stesso, la sua dimensione eterna al di là del tempo. Questo suo immenso talento lo ha portato a collaborare con musicisti, attori, danzatori e coreografi, permettendo al terreno di mantenersi sempre ugualmente  fertile. Il suo sguardo vivace, vorace e curioso, sempre attento ad ogni dettaglio, è ciò che più colpisce nel suo bel viso.
Nella sua pagina facebook da ieri campeggia questo messaggio:

“Siamo addolorati nell’annunciare la scomparsa di Robert M. Wilson, artista, regista teatrale e operistico, architetto, scenografo e lighting designer, artista visivo e fondatore del Watermill Center.

Robert Wilson è morto serenamente oggi a Water Mill, New York, all’età di 83 anni, dopo una breve ma acuta malattia.

Pur affrontando la diagnosi con lucidità e determinazione, si è sentito spinto a continuare a lavorare e creare fino alla fine. Le sue opere per il palcoscenico, su carta, sculture e ritratti video, così come il Watermill Center, rimarranno l’eredità artistica di Robert Wilson.

Prossimamente si terranno commemorazioni in memoria di Robert Wilson in luoghi per lui particolarmente significativi. Le annunceremo per tempo.”

Arrivederci, caro Robert, con la certezza che la luce, lassù dove ti trovi adesso, sarà di tuo gradimento.
Grazie per la bellezza che ci hai donato.

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