Finchè c'è tango c'è vita Rubriche

Torna Vittoria Maggio. Recuerdo: Osvaldo Pugliese

Finché c’è tango c’è vita ha spesso citato i ricordi in questi ultimi appuntamenti, grazie al magico brano intitolato Recuerdo ballato dai vice campioni mondiali italiani di tango escenario, Gioia Abballe e Simone Facchini.

Con Recuerdo ci si avvicina all’opera di Osvaldo Pugliese, uno dei musicisti più importanti nella storia del tango classico, con uno dei suoi brani più celebri e che vanta il maggior numero di interpretazioni orchestrali e coreografie ballate da grandi artisti.

Recuerdo è un capolavoro per varie ragioni. L’inizio del brano si ispira ai tanghi della Guardia Vieja, ma subito  si trasforma mantenendo le radici col passato e proiettandosi verso la modernità: la linea melodica e la trama ritmica si scambiano la danza.

Spesso c’è una storia da raccontare dietro la nascita di un brano a cominciare dalla dubbia paternità dell’autore, una questione che nel tempo ha prodotto numerose ricerche più o meno documentate. La pubblicazione del primo spartito di Recuerdo,  è datata 1924 a nome del padre di Osvaldo, Adolfo Pugliese, un semplice operaio e musicista  dilettante, che si esibiva nei caffè  che animavano il suo barrio  tra gli anni ’10 e gli anni ’20.

Lo stesso Osvaldo Pugliese disse che la pubblicazione a nome del padre fu un fatto legato alle circostanze del momento.

“In quel periodo mio padre attraversava un difficile momento professionale: lui era flautista e i quartetti della Guardia Vieja andavano abbandonando il flauto a vantaggio del gruppo composto da chitarra, bandoneón, violino e pianoforte. In breve si trovò senza lavoro, e allora se ne inventò un altro: il commerciante di musica. Comprava partiture musicali e le rivendeva.  Una sera quando i miei genitori mi chiesero di suonare ancora una volta il tango…. “quello” , come ormai lo chiamavano loro, papà mi propose di pubblicarlo. Va bene, risposi, pubblicalo a tuo nome…. gli risposi in quel momento. Mio padre lo pubblicò e….lo fece con il suo nome”.

In quel periodo Osvaldo era davvero giovane, aveva 14-15 anni, come tanti aspiranti musicisti prendeva il tram per andare a suonare per qualche soldo nei vari caffè e proprio durante uno di quei trasferimenti gli venne in mente quel motivo. Tornato a casa si mise al pianoforte e il padre e i fratelli ne rimasero subito affascinati.

Erano gli anni attorno al 1919/20, anni in cui la Guardia Vieja dettava ancora legge in termini di ritmo ed arrangiamento, con una musica contraddistinta dalla  pulsazione continua e una struttura semplice e ripetitiva. Ma da subito l’inizio di Recuerdo riesce ad anticipare quelli che saranno poi gli anni della così detta Guardia Nueva.

Pugliese  era già in possesso di una buona cultura musicale  sin da giovane grazie  al  padre e ai due fratelli musicisti e in più aveva studiato violino da bambino. A quattordici anni cominciò a prendere lezioni dal maestro Vicente Scaramuzza e in breve tempo iniziò a suonare in un trio nei locali della città.

Terminò la seconda parte di Recuerdo dopo un paio di anni circa:

“La seconda parte di Recuerdo la composi due o tre anni dopo, all’improvviso, mentre camminavo in Calle Acevedo. Uno compone un motivo, lo abbandona, e dopo un pò lo riprende, e così lo smussa, lo migliora, lo trasforma in qualcosa che gli piaccia veramente. Lo ultimai nel ’24, nel periodo in cui studiavo molto il piano, sette otto ore al giorno”.

Recuerdo era così terminato e fin dalle prime esecuzioni nei caffè riscosse un immediato successo da parte del pubblico e di altri musicisti famosi. Lo spartito arrivò anche nelle mani di Julio De Caro, che ne rimase entusiasta.

“Recuerdo  è una pietra miliare nella composizione del Tango, col suo imprevisto svolgimento melodico, con i suoi colori del suono, con l’abilità dei cambi di tonalità, gli arpeggi opportuni e l’originalità della sua variazione. Insomma un’opera d’arte del nostro Tango che durerà per sempre”.

La versione che ne diede più tardi Julio De Caro elevò il brano  ancora di più, tanto che le cronache dell’epoca riportano che nei locali dotati di grammofono, Recuerdo  fosse suonato e ballato più volte durante la serata. Qualche tempo dopo, Eduardo Moreno scrisse un testo per Recuerdo, un esercizio stilistico superfluo che nulla aggiunge al brano, chissà forse poco si poteva pensare di aggiungere a un brano che era entrato nelle emozioni delle persone e nei loro ricordi così tanto.

I chiaroscuri del brano, le sfumature, le tonalità, le pause, i rallentamenti  e le accelerazioni raccontano  e sanno creare un fascino più di tante parole. È significativo che anche Astor Piazzolla, quanto mai avaro di apprezzamenti verso i colleghi, si sia espresso a suo modo in maniera elogiativa del brano:

“ascoltando Recuerdo, non c’è alcun dubbio che basterebbe qualche piccolo trucco per trasformarlo in tango d’avanguardia”. Pugliese stesso riarrangiò nella sua lunga vita artistica più volte l’amato tango, l’ultima nel 1989 quando riuscì a farne un ulteriore capolavoro, con un appassionato arrangiamento fatto di sospensioni e silenzi rotti dal pianoforte da lui stesso suonato e dai mille violini che ne riproducono l’anima struggente!

Ecco un estratto del concerto da lui tenuto ad Amsterdam, buon ascolto e buona visione:

E come sempre Buon Tango a tutti, a chi lo balla, a chi inizierà a ballarlo, a chi solo lo ascolterà oppure lo guarderà, a chi lo ama e  a chi lo rifiuterà e male ne parlerà … A chi vive insomma perché Finché c’è tango c’è vita!

Un abbraccio

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