Finchè c'è tango c'è vita Rubriche

Torna “Finché c’è tango c’è vita” di Vittoria Maggio: il cuore nel tango

Finché c’è tango c’è vita parla di cuore oggi, di questa parte del nostro corpo così centrale e unica, sede delle nostre emozioni e quindi del nostro più vero sentire.

Non a caso il tango si balla in un abbraccio dove i cuori dei due ballerini entrano in contatto, si uniscono in un solo sentire dove davvero puoi ascoltare il ritmo cardiaco di chi balla con te.

A volte mette abbastanza in imbarazzo sentire così vivamente una parte profonda di una persona che magari nemmeno conosci e che abbracci per la prima volta: lo sconosciuto tra le tue braccia è immediatamente percepito nella sua centralità emozionale, in quel “luogo intimo” che invece siamo abituati a nascondere.

Col tango entri nel cuore dell’altro e questo può scatenare un terremoto di emozioni in grado di cambiare il nostro modo di essere e di percepire.

Che in questo ballo, unico col cuore a cuore, ci si possa anche innamorare ne abbiamo parlato mesi fa annotando come Il tango, attraverso la sua musica,  i suoi intensi testi  poetici e naturalmente il suo ballo, arrivi a scardinare quello che é stato costruito con la protettrice fatica della ragione.

Quando abbracci nel tango non hai filtri,  non hai “protezioni”, sei pronto all’accoglienza e in quel momento a volte tutto può succedere. Per chi non avesse letto l’articolo sull’amore nel tango, eccone il link:

Finchè c’è tango c’è vita – L’amore nel tango

Oggi mi piaceva però sottolineare un altro aspetto del cuore nel tango, quello più scientifico.

Il tango fa bene al cuore, fa fisicamente bene a questo importante organo.

Lo ha ricordato qualche settimana fa su RAI UNO, ospite di un programma importante, il cardiologo Pablo Werba, responsabile della Prevenzione del Centro Cardiologico Monzino di Milano che è interamente dedicato alla cura e alla ricerca delle malattie cardiovascolari.

Non è la prima volta che il Dr. Werba rilascia dichiarazioni in tal senso: io stessa ho avuto l’occasione di parlare con lui qualche anno fa e di scambiare opinioni davvero interessanti e affascinanti:

“Ballare il tango argentino – sottolinea Werba – oltre a favorire la socializzazione, a ridurre lo stress, a dare una ‘carica’ emozionale positiva,  a migliorare  la forza, il coordinamento e la stabilità del corpo, aumenta soprattutto la velocità dei movimenti e può agire a favore del cuore, sia contro l’insorgenza di problemi cardiovascolari, sia come cura vera e propria durante la riabilitazione.

Ricerche eseguite a Buenos Aires già agli inizi del 2000 hanno scientificamente dimostrato che ballare il tango argentino è un esercizio fisico paragonabile, in termini di consumo di ossigeno e di calorie, al nuoto ricreativo, a una camminata a 3,5 km all’ora o a una lenta pedalata in bicicletta, e può indurre cambiamenti favorevoli nel sistema cardiorespiratorio”.

Navigando su internet sono andata alla ricerca dei brani che sono stati utilizzati per i test sul miglioramento cardiovascolare  eseguiti durante il ballo e ho scoperto i tre famosissimi tanghi La Punalada, El Choclo, Cumparsita! Anche ballare la milonga fa bene al cuore, oltre che al nostro sorriso.

I risultati monitorati su coppie di età media attorno ai 50 anni che hanno ballato con tanto di mascherina sul naso hanno dimostrato che “ballare una media di tre volte la settimana per un’ora diminuisce la frequenza cardiaca a riposo, incrementa la quantità di sangue che il cuore espelle a ciascun battito, contribuisce alla riduzione della pressione arteriosa, all’aumento della circolazione nei muscoli, alla riduzione e formazione di coaguli nelle arterie, aiutando quindi a prevenire rischio di infarto e ischemie cerebrali e migliorando nettamente la risposta immunologica”.

In effetti devo ammettere che noi tangheri siamo animali notturni che magari dormono poco e hanno a volte carenza di sonno, ma che certamente stanno fisicamente bene.

Il tango dunque è promotore di salute cardiovascolare.

Fa bene e migliora le prestazioni fisiologiche di questo strano e ancora in parte sconosciuto nostro organo chiamato cuore, muscolo involontario come ci insegnano a scuola, che non possiamo controllare e governare né da un punto di vista ritmico né da un punto di vista emozionale….d’altro canto si sa: “Al cor non si comanda”.

Come sempre buon Tango a tutti, a chi lo balla, a chi inizierà a ballarlo, a chi lo ascolterà oppure lo guarderà, a chi lo ama e a chi lo rifiuterà e male ne parlerà… A chi vive insomma perché Finché c’è tango c’è vita!

Un abbraccio!

Foto tratta dalla copertina del libro “Cuore di Tango” di Elia Barcelò

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