Rubriche Setteotto

Siamo artigiani o artisti?

Dietro alle parole si cela qualcosa di più grande del semplice significato da dizionario, le parole sono finestre aperte sui concetti, su interi paesaggi mentali ed emotivi, che ognuno di noi costruisce in base alle proprie esperienze e al proprio vissuto. La nostra lingua, poi, possiede molti vocaboli diversi che descrivono nel dettaglio ogni sfaccettatura dell’oggetto in analisi, arricchendo la possibilità di comunicare con sorprendente precisione, e anche una buona dose poetica, persino quando si tratta di emozioni o astrazioni, così evanescenti e difficili da afferrare. Esistono parole, però, che vengono abusate, ripetute e usate a sproposito fino al punto da perdere il loro significato originario, a volte fino a perdere significato del tutto.

Da quando ho cominciato a bazzicare il mondo dei lavoratori dello spettacolo dal vivo, mi sono resa conto di quanto, se fosse possibile, mi piacerebbe bandire la parola ‘artista’ in tutte le sue declinazioni. Il concetto odierno di artista è talmente allargato da includere praticamente tutti coloro che credono nella creatività pur non possedendola: si è artisti della cucina, della moda, del make up, in pratica puoi fare qualsiasi mestiere e considerarti un artista. A questa stregua anche un commercialista particolarmente esperto, o un avvocato che prepara la sua arringa con trasporto emotivo, possono essere considerati degli artisti, no? E vogliamo mettere con gli artisti dell’ortodonzia? O con l’arte di stare allo sportello della posta? Con grande rispetto per ogni mestiere, perché in una società sana ognuno porta il proprio indispensabile contributo, credo sarebbe buona cosa riportare il concetto di artista entro i confini originari.

Non ho mai pensato che l’artista sia creatura superiore alle altre, anche perché a volte si tratta di persone non risolte che vivono la loro esistenza terrena in preda a grandi conflitti interiori, in eterno disequilibrio, ma sicuramente sono predestinati dotati di grande sensibilità e capacità di osservare il presente loro contemporaneo con un occhio distante e onnicomprensivo. Persone in grado di trovare connessioni anche tra ambiti molto differenti tra loro, mostrando a tutti gli altri, che non hanno queste capacità, un nuovo modo di osservare il mondo. L’artista è essenzialmente un coraggioso, che non ha timore di esprimersi secondo modalità proprie, anche quando tutti gli altri sembrano non capire e non gradire, perché crede nella propria visione, che nasce in virtù di un forte istinto e una autentica esigenza di comunicare in modo non convenzionale. Si tratta solitamente di persone di grande cultura, sovente acquisita in modo autonomo, consapevoli dell’importanza di riconoscere l’operato di chi è esistito prima apportando il proprio contributo alla causa. L’artista compie il processo della creazione artistica non tanto per la propria fama e il successo, ma come strumento espressivo con una forte connotazione politica e spirituale. Molti rifuggono dall’idea che arte e politica possano andare a braccetto, ma forse dovremmo ridefinire anche cos’è la politica, che nei nostri giorni e in questo paese in particolare è ormai sinonimo di corruzione, clientelismo e sotterfugio.  La parola politica trova la sua origine etimologica dal greco antico pόlis , ossia la città stato; e téchnē , che vuol dire proprio arte o tecnica: l’arte del governare una società. E chi, se non proprio l’artista, può essere voce della coscienza nascosta e scomoda della politica? Ogni atto scenico che sia degno di essere chiamato arte, per me, è anche un atto politico. Non occorre fare teatro sociale per questo, voglio dire: cosa ci può essere di più politico della performance di Trisha Brown sui grattacieli di New York, dei quadri in cui Caravaggio usava modelli presi dalla strada per dipingere i mistici del cristianesimo oppure della prorompente musica di Igor Stravinsky, che aveva provocato addirittura disgusto ai primi spettatori dell’epoca? Certo, sono consapevole di aver citato dei geni, ossia una versione particolarmente ispirata dell’artista, ma capita non di rado che il lavoro di un artista non venga apprezzato subito, proprio perché si tratta di qualcosa che non è stato mai visto prima, di una stanza in cui nessuno è mai entrato, di un panorama che nessuno ha mai contemplato e che può creare sgomento per la sua vastità, o perché ci mette di fronte alla nostra parte più oscura e misteriosa. L’artista muove la coscienza di chi osserva la sua opera, ampliandola.

Esistono poi gli artigiani, persone di grande sapienza e conoscenza del mestiere, lavoratori esperti in grado di operare trasformazioni sulla materia fisica e sottile, spesso sotto la guida di artisti. Molte volte gli artisti conservano la loro anima di artigiani, e sono quelli più vicini al mio sentire, poiché capaci di elevarsi ad una distanza adeguata per avere una visione a tutto tondo del mondo che li circonda, pur mantenendo ben radicate le gambe nella terra, sporcandosi le mani. Credo che l’essenza di un artista sia proprio questa, perché chi si eleva soltanto rischia di ritrovarsi sul piedistallo dell’ego, al servizio di una creatività autoreferenziale, che onestamente trovo poco interessante. Per questo motivo sono sempre stata fiera di essere una artigiana della danza, che guarda al concetto di artista con timore reverenziale, consapevole  -almeno in questa vita-  di non aver ricevuto in dono quella intelligenza brillante e lungimirante che avrebbe fatto di me un’artista al pari di tutti quelli da cui ho potuto attingere dalla fonte della sapienza, ironia e grandezza, che considero dei maestri di cui le opere letterarie, cinematografiche, coreografiche, pittoriche, ogni giorno mi parlano ancora. Colpendomi come la prima volta.

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