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Ricordiamo il fallimentare “Lago dei cigni” di Julius Wenzel Reisinger del 1877

C’era un solo posto vuoto in platea al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo il 15 gennaio 1895 alla prima rappresentazione de “Il lago dei cigni” di Marius Petipa e Lev Ivanov. La bacchetta di quella sera era di Riccardo Drigo, il compositore che aveva rispolverato e diretto lo spartito che fu composto tra il 1875 ed il 1876 da Piotr Ilich Ciaikovskij. Ebbene, quel posto vuoto apparteneva proprio al compositore di Votkinsk, morto nel 1893 e purtroppo assente alla realizzazione del capolavoro che avrebbe riempito di danza il mondo intero. Scriviamo dunque della genesi de “Il lago dei cigni”, ovvero della primissima rappresentazione del 1877 al Teatro Bolshoi di Mosca a cura di Julius Wenzel Reisinger, coreografo scelto dai Teatri Imperiali per la messinscena dello spartito di Piotr Ilich Ciaikovskij. Quelle coreografie furono rappresentate più di quaranta volte ma non convinsero affatto la critica e, soprattutto, infastidirono oltremodo il numeroso pubblico accolto per il primo spartito del famoso compositore russo. In realtà le cronache del tempo parlavano di fallimentari rappresentazioni con fischi e desolanti abbandoni di platea e palchetti. Per questa ragione il titolo non fu più ripreso e lasciato nell’oblio.

Nella storia del repertorio il 1877 non è mai stato dunque ricordato per il debutto lacustre di Piotr Ilich Ciaikovskij e Julius Wenzel Reisinger, tutt’altro. C’era un’altra coppia che si faceva acclamare già da qualche anno, esattamente dalla prima rappresentazione moscovita del “Don Chisciotte” del 1869 e della contemporanea sanpietroburghese “La Bayadere” del coreografo francese Marius Petipa in coppia con il compositore austriaco Ludwig Minkus. Due titoli che stavano scrivendo le nuove pagine del repertorio russo proprio quando lo spartito di Piotr Ilich Ciaikovskij avrebbe dovuto dettare legge! Lo scherzo del destino fu proprio l’errato gioco delle coppie dei quel 1877 con il coreografo Marius Petipa tornato al trionfo al cospetto del debutto bagnato dai fischi del compositore. Due uomini che poi sarebbero divenuti amici diffidenti ma compagni di un viaggio incredibile nella storia del repertorio di balletto con “La Bella Addormentata” del 1890, de “Lo Schiaccianoci” del 1892 e del postumo “Il lago dei cigni” del 1895. Ma procediamo con ordine.

Il fallimento delle prime quaranta recite de “Il lago dei cigni” sono dunque rimaste nella storia per l’incongruenza dello spartito con le coreografie, montando un caso imperiale fino alla chiusura dei battenti. Le musiche non erano tuttavia affatto passate inascoltate, nonostante la pessima esecuzione dell’orchestra e dell’eco critica di quei giorni. Ma nel frattempo Marius Petipa arricchiva il proprio repertorio e vedeva crescere il suo nome in seno ai Teatri Imperiali con l’opportunità sempre più concreta di lavorare con Piotr Ilich Ciaikovskij alla stesura de “La Bella Addormentata”. Nel 1890, infatti, il capolavoro di Aurora prende forma e si realizza la più compiuta delle opere coreografiche che, ancora oggi, è considerata il banco di prova più complesso per la tecnica e l’interpretazione.

Giusto un paio d’anni prima del bis della coppia franco-russa, con la stesura de “Lo Schiaccianoci” del 1892 del libretto di Marius Petipa, le coreografie di Lev Ivanov e lo spartito di Piotr Ilich Ciaikovskij. In questo caso specifico il marsigliese ha dovuto giocoforza cedere il testimone all’amico fidato Lev Ivanov sul canovaccio già scritto in precedenza per il nuovo balletto natalizio. Nel 1893 Piotr Ilich Ciaikovskij morì, lasciando evidentemente in sospeso un intervento sullo spartito del 1877 che avrebbero voluto riprendere insieme. O almeno sarebbe stata la naturale evoluzione del rapporto tra i due geni della danza di fine Ottocento. E così ecco che Marius Petipa riprese le forze perse per “Lo Schiaccianoci” e si rituffò sulla composizione con la genesi definitiva del capolavoro dell’allora compianto Piotr Ilich Ciaikovskij, con i quattro atti de “Il lago dei cigni” divisi a metà tra quelli terreni di Marius Petipa ed i bianchi di Lev Ivanov. In questi termini fu finalmente riabilitato o spartito del compositore di Votkinsk e la brutta parentesi del 1877 fu definitivamente chiusa. Ci vollero diciotto anni e la mano esperta di Marius Petipa per portare a termine il rilancio lacustre più amato della storia del repertorio.

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