Musical Rubriche

“Into the woods”. Una fantastica allegoria tra fiaba e realtà.

In un regno lontano e ai margini di un bosco c’è un piccolo villaggio, dove tutti desiderano qualcosa che cambi la loro vita per sempre: Cenerentola sogna il ballo a corte, Jack una mucca che dia latte, Baker e consorte un bambino da allevare. Rassegnati a giorni sempre uguali, sarà la magia a esau­dirli. Incarnata negli stracci di una vecchia strega astiosa (il premio Oscar® Meryl Streep), che ha perso da troppo tempo la bellezza dello spirito e del sembiante, la magia interviene a muovere e a cambiare i destini ordinari dei desideranti. Per ottenere quello che ha perduto la strega ha bisogno di una scarpetta d’oro, un capello color del grano, un mantello rosso e una mucca bianca. In cambio di un figlio i Baker (il vincitore del Tony Award® James Corden e la vincitrice del Golden Globe® Emily Blunt) si mettono a caccia dei preziosi oggetti e infilano la strada del bosco, dove incroceranno le storie di Cenerentola (la candidata all’Oscar® e al Tony Award® Anna Kendrick) in fuga dal principe, di Raperonzolo (Mackenzie Mauzy) che vorrebbe fuggire col suo principe, di Cappuccetto Rosso (Lilla Crawford) diretta verso la casa della Nonna e inseguita dal Lupo (il tre volte candidato all’Oscar® Johnny Depp) e di Jack (Daniel Huttlestone) arrampicato su un enorme pianta di fagioli.

“I sogni son desideri di felicità” certo,  ma qualche volta bisogna stare attenti a quello che si desi­dera e a quanto lo si desidera. Parola di James Lapine e Stephen Sondheim che nel 1987 scrivono e mettono in note Into the Woods, un musical che combina quattro favole celebri (Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Raperonzolo, Jack e la pianta di fagioli) con i capricci di una strega senza bel­lezza e le speranze di una coppia di fornai senza figli. L’appuntamento è per tutti nel bosco, dove da sempre si svolgono le favole e vi si addentrano i loro personaggi, imbattendosi in inganni o sor­prese. E all’ombra dei suoi alberi e lungo sentieri poco tracciati, Rob Marshall incontra i protagoni­sti con l’incerto, con quello che hanno tanto desiderato o creduto di desiderare. Perché “Into the Woods” è un’allegoria della vita, delle sue attese, quelle deluse e quelle compiute, delle sue nobiltà, dei suoi cinismi, dei sacrifici o delle meschinità impersonate a turno da principi, principesse, fornai, paesane, sguattere e contadini. Tutti si perdono, poi si ritrovano e di nuovo si fuggono, desiderando fuori misura e inseguendo ossessivi il proprio piccolo tesoro. Le conseguenze non tarderanno a piombare letteralmente dal cielo, facendo precipitare regno, regnanti e sudditi nell’oscurità.

Into the Woods mantiene le intenzioni di Lapine e Sondheim, che lo avevano concepito come un racconto iniziatico, che confronta i personaggi delle fiabe col principio di realtà, la favola che ci raccontiamo col mondo reale. Bisogna fare attenzione a quello che si dice, canta “Children Will Li­sten”, perché i bambini lo ascolteranno e lo ricorderanno quando saranno da soli nel bosco tra lupi, uomini e giganti.

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