Interviste

Maurizio Tamellini: “Credo che la danza sia indice di felicità”

Danzatore, maître e da qualche anno direttore artistico del Teatro “Vittorio Alfieri” Di Castelnuovo di Garfagnana. In quale ruolo ti ritrovi maggiormente?

La carriera di danzatore è stata felice e ho amato vivere le emozioni che solo il palcoscenico può regalare. Raggiunta l’età della pensione ho iniziato a dedicarmi all’insegnamento classico/accademico promuovendo la danza di qualità, e non nascondo che amo particolarmente condividere con le nuove generazioni di ballerini tutta la mia esperienza. Mi riempie di soddisfazione. La direzione del teatro è stata un’occasione che si aggiunta nel tempo e oggi rappresenta un impegno al quale mi dedico con passione e forza. La danza non vive un momento felice, almeno non nel nostro paese, e poter creare lavoro e possibilità in tal senso..bè, è una grande soddisfazione.

In sette anni di direzione hai portato presso il tuo teatro tantissima bella danza. Dai ballerini dell’Opéra di Parigi fino a Eleonora Abbagnato e Benjamin Pech. Che cosa ti rende vincente?

La passione. In sette anni mi è stato possibile realizzare tantissimi grandi eventi grazie al mio inesauribile entusiasmo e anche all’affetto di tanti amici che mi han dimostrato stima e dedizione. Di certo l’appoggio della giunta comunale insediata al momento della mia nomina è stato determinante. Siamo anche riusciti a inaugurare una sala danza – intitolata al ballerino Enrico Cecchetti – alla presenza della grande Luciana Savignano. Negli ultimi due anni, cambiata la giunta, ho avuto molti meno soldi a disposizione quindi minori possibilità. Ma non ci si ferma mai.

Quanto oggi il mondo della danza subisce il condizionamento della politica?

Moltissimo. Ma è sempre stato così. La differenza sta nel fatto che una volta alla direzione dei teatri c’erano persone che appartenevano a quest’ambiente, lo conoscevano e lo amavano. Oggi l’obiettivo principale è far quadrare i bilanci. Ma può un amministratore che non ha mai vissuto la danza e il teatro capirne la bellezza e fare ciò che è giusto?

Qual è il fiore all’occhiello della tua direzione?

Di certo l’inaugurazione. Il teatro riapriva dopo 150 anni e mi era stata data in mano l’intera organizzazione. Non fu facile. Mille difficoltà dovute anche alla necessità di coordinare i ballerini dell’Opéra di Parigi, l’Abbagnato, i danzatori del Teatro San Carlo di Napoli, i cantanti. Ma fu un grande successo e una magnifica serata.

Cosa ci dobbiamo aspettare per la prossima stagione?

Tante idee ma ancora nulla di definitivo. L’organizzazione partirà dopo l’estate. E la stagione comincerà ufficialmente il primo novembre. Vedremo.

Se dovessi pensare a una stagione ideale per il Teatro Alfieri, quali balletti vorresti in cartellone e quali artisti?

Amo moltissimo la cultura della danza che si respira in Russia. Il talento, la disciplina, il rigore e la bellezza dei danzatori russi rimangono ineguagliabili. Mi piacerebbe molto realizzare una serata a essi dedicata. E poi vorrei riportare sul palco del Teatro, l’operetta. Genere che amo e apprezzo.

Da danzatore classico come ti poni nei confronti dei tanti stili di danza esistenti e delle altre forme di spettacolo?

La danza fatta bene è sempre bella. L’importante è che ciò cui si assiste sia di qualità.

Hai studiato all’Accademia Nazionale di Danza sotto la direzione di Giuliana Penzi. Hai danzato da solista presso il Teatro Alla Scala. Hai ballato come solista per Roland Petit e per l’Arena di Verona. Hai mai nostalgia dei tempi andati?

La nostalgia è una sensazione che provo e spesso vivo. Basta guardare una vecchia foto, ascoltare un brano musicale che subito tornano alla mente momenti bellissimi e dolci. Non sempre è stato facile ma ne è comunque valsa la pena.

Esistono ancora personaggi mitici come Luciana Savignano, Rudolf Nureyev o Carla Fracci? Esistono ancora divi così straordinari?

No, quei divi del balletto, con quelle caratteristiche e quell’aurea che li rendeva unici oggi non ci sono più. Ci sono troppi ballerini bravi e il livello è aumentato ma si è anche omologato a standard sempre uguali.

Che ballerino sei stato?

Ho sempre avuto un’indole molto curiosa. Ancora oggi studio, guardo, osservo. Non smetto mai di imparare. M’interrogo continuamente sulla giustezza di ogni cosa che faccio. Anche come insegnante. E da danzatore cercavo di carpire ogni segreto, ogni suggerimento o consiglio.

In una recente intervista Daniele Cipriani ha detto: “Bisogna credere fortemente nei propri sogni e fare di tutto per realizzarli”. Ti ritrovi in questo monito?

Non conosco personalmente Cipriani ma lo stimo davvero tanto. Agiamo su due fronti diversi e con diverse possibilità. Ma credo che abbia assolutamente ragione.

Tre eventi che vorresti nella tua stagione ideale?

Mi piacerebbe unire in una sola serata tutti i grandi danzatori italiani che riscuotono successi all’estero. Poi, come dicevo prima, vorrei realizzare un gala di danza classica con tanti danzatori russi. E infine realizzare un concorso di rilevanza mondiale, un po’ come accade in America.

Come immagini te stesso tra vent’anni?

Non lo so. Di certo continuerò a lavorare nell’ambiente. Insegnerò, mi occuperò del mio teatro. E spero di poter fare tanto per la danza in Italia. Magari riportarla all’antico fulgore e infondere nell’animo delle persone la stima per quest’arte che fra tutte è la più bella.

Credo che la danza sia indice di felicità. Quando abbiamo nel cuore una grande gioia, balliamo. Come non amarla?

Ti faccio una serie di nomi e devi commentarli secondo la tua opinione e parere. Iniziamo con Anna Maria Prina.

Era la direttrice della scuola di ballo del Teatro alla Scala ai tempi in cui mia moglie, Katya Pianucci, studiava in accademia. La conosco bene. E’ una grandissima donna.

Luciana Savignano.

Luciana è un’amica e una persona eccezionale. Oltre a una danzatrice unica nel suo genere. Le devo davvero molto.

Beppe Menegatti.

Una bravissima persona e mente raffinata e d’infinita cultura. Vorrei avere un quarto delle sue conoscenze sul mondo della danza e del teatro. Bello poterlo ascoltare.

Carla Fracci.

La più grande ballerina del 900. Nessuna come lei.

Roberto Bolle.

Siamo amici. Ho seguito tutta la sua carriera. Grandissimo talento.

Eleonora Abbagnato.

Una delle eccellenze italiane all’estero. Le faccio mille auguri per l’incarico di direttrice del ballo all’Opéra di Roma. Ha tante possibilità da ogni punto di vista. Sono certo farà un ottimo lavoro. E lo sta già dimostrando.

E Maurizio Tamellini?

Che domanda difficile. Eccentrico a tratti, megalomane nei limiti consentiti, e umile al contempo. Riconosco di godere dell’affetto di tanti. E questo, probabilmente, significa che semino abbastanza bene. Per me nulla è più importante.

Hai sempre una parola buona per tutti. Quanto c’è di vero e quanto di “diplomatico” nelle tue parole?

Sono una persona che si lega molto agli altri. Provo affetti sinceri nei confronti di tanti. Ognuno di noi ha i propri limiti e i propri difetti. Conscio di questo cerco sempre di cogliere il bello. Tento di capire il perché di alcuni gesti e andare oltre. Questo non significa giustificare le mancanze o gli errori degli altri. Significa comprendere.

Quale teatro vorresti dirigere un giorno?

Un mio amico diceva sempre: “Vorrei essere il fiore più piccolo all’interno di un mazzo di fiori bellissimo”. Questa frase, nella sua semplicità, rende perfettamente ciò che sento. Se penso a un grande teatro, penso all’Opéra di Parigi.

Crediti fotografici: ©Benedetta Pitscheider_2016

 

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