Rubriche Setteotto

Lia Courrier e la preparazione: languida prima di un adagio e vigorosa prima di un grand battement

Nella pratica della danza è molto importante lavorare costantemente per creare le premesse migliori affinché le cose possano avvenire, con l' attenzione divisa tra quello che accade nel presente e quello che accadrà nell'immediato futuro. Così avviene macroscopicamente, ad esempio, durante la costruzione di uno spettacolo, di cui il pubblico vede solo il risultato finale, ottenuto dopo settimane, mesi di lavoro. Le prove in questo caso sono il tentativo di creare le premesse migliori  affinché sul palco tutto si svolga fluidamente, senza intoppi e in modo significativo dal punto di vista scenico. Sono tante le grandi premesse che potrei citare: la scelta del percorso formativo, ad esempio, decisivo per poter ricevere la preparazione più giusta per il  tipo di danzatore che si vuole diventare, oppure il riscaldamento individuale prima di uno spettacolo o prima di una classe, che crea le premesse sulle quali la danza potrà manifestarsi, preparando il corpo a spingersi nel movimento senza il pericolo di eventi traumatici.

Ma ci sono premesse che si creano anche microscopicamente: all'interno della lezione di danza classica, ogni singolo esercizio di apre con qualche accordo al pianoforte, che funge da accompagnamento per semplici port de bras di posizionamento per l'inizio della danza. Questo breve insieme di eventi viene chiamato, non a caso, preparazione, ed è un momento fondamentale in cui vengono creati i presupposti migliori per una ottimale esecuzione dell'esercizio. Ogni combinazione ha la sua propria preparazione, coerente, che contiene già in sé il ritmo, il colore e lo spirito della danza che precede, così la preparazione per un adagio potrà essere languida e nostalgica come un addio alla stazione, mentre invece quella per i grand battement  vigorosa e tronfia come un vulcano in piena esplosione.

Questo elemento della 'liturgia della lezione di danza classica', come l'abbiamo chiamata proprio nelle pagine di questa rubrica, potrebbe essere vissuto come un dettaglio piccolo ed insignificante, così mi capita di vedere i danzatori eseguire la preparazione come una vuota routine, che si fa solo perché si deve, con svogliatezza e imprecisione, a volte addirittura aspettando di udire gli accordi per decidersi a prendere la posizione d'inizio, senza mai essere davvero dentro a quei movimenti. Chi studia abitualmente in questo modo, però, non comprende che è proprio da questi particolari che si capisce la qualità di un danzatore. Dentro alla preparazione è racchiusa un po' l'essenza stessa di questa disciplina coreutica, fatta di precisione, autocontrollo, amore per le minuzie, dedizione totale ad ogni singolo istante del movimento,  per farne una storia da raccontare ogni giorno in modo diverso, con una predisposizione verso qualcosa che potrei definire una purezza formale e concettuale. Quando a lezione vedo che, ancora prima di far partire la musica, gli allievi sono già pronti in quinta posizione, concentrati su quello che dovranno fare, eseguendo la preparazione con la giusta cura e musicalità, so già che le premesse migliori sono presenti, e questo è già molto importante, qualunque cosa accada dopo.  Anche se dovessero cadere, sbagliare la sequenza o fare cilecca con la memoria, infatti, potranno sempre fare affidamento alla qualità di quell'istante di concentrazione, che non comincia con la danza vera e propria ma è già presente da prima, e grazie ad esso lasciare che il corpo, attento e vigile, prenda le giuste decisioni per recuperare da ogni eventuale intoppo o errore. La preparazione, quindi,  non organizza solo il corpo per l'esecuzione della combinazione, ma predispone soprattutto la mente, si tratta di un istante di silenzio prima di parlare durante il quale ascoltare il proprio essere, nella sua interezza, mentre si raccoglie e si focalizza verso gli obiettivi che via via si snodano durante la lezione, a cominciare dai pliés fino al grande allegro finale.

Se già alla sbarra è importante eseguire con cura ogni preparazione, in centro diviene essenziale, perché gli accadimenti si succedono velocemente e in modo tridimensionale.  Nello spazio, in cui sono presenti anche gli altri, i gruppi si susseguono sempre più dinamicamente, per questo è importante essere chiari sul QUANDO e sul DOVE si vuole partire per la propria esecuzione. Invito sempre a rimanere attivi e presenti durante la classe, anche quando non si sta facendo l'esercizio in prima persona, per rendersi conto di come lo spazio cambia e si libera man mano che il gruppo precedente attraversa la sequenza, poiché con questa attenzione si riuscirà a cogliere l'occasione per  prepararsi in tempo, nel luogo giusto, prendendo una decisione che chiarisca le proprie intenzioni a sé stessi e a tutti gli altri. Questo garantisce una partenza congrua, musicale, incisiva, permettendo agli altri danzatori presenti in quel gruppo di organizzarsi in modo da avere spazio a sufficienza per muoversi. Trovo irritante condividere la lezione, per esempio, con chi si posiziona per poi cambiare idea, spostandosi un secondo prima di partire; con chi indugia troppo e poi si aggiunge all'ultimo in un posto a caso, che compromette la tranquillità del gruppo o con i cerimoniosi che invitano sempre tutti ad andare avanti, arrogandosi il diritto di gestire gli spazi altrui.

Ognuno nella classe è responsabile per sé e per gli altri, per questo motivo una buona preparazione è utile non solo alla danza ma anche alla convivenza.

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