Rubriche Setteotto

Lia Courrier ci saluta prima della pausa estiva: l’elogio dell’ozio

La parola 'ozio', che nella nostra società contemporanea, così dedita alla produzione e al profitto, che misura il tempo in base a quanta ricchezza si riesce a produrne assume una coloritura negativa, puntando il dito contro chi non ha apparentemente voglia di far niente e per questo può essere considerato un inconcludente peso per la società. In realtà si tratta di un termine dal significato filosofico molto profondo, che trova le sue origini etimologiche dal latino 'otium', che indica l'attitudine alla contemplazione solitaria, intellettuale, allo studio e alla riflessione, che si contrappone a 'negotium', che invece indica ogni attività lavorativa. L'ozio viene quindi percepito come qualcosa da cui rifuggire, oppure può indicare una concessione, del tutto straordinaria, per un tempo determinato e limitato, in cui si è autorizzati a non fare nulla, a distendersi e rilassarsi prima, ovviamente, di ributtarsi a capofitto sul lavoro, con ancora più foga di prima. Perché? Ma perché nella società contemporanea, soprattutto nelle collettività cittadine, ci si sente quasi in colpa a ritagliarsi del tempo da dedicare all'ozio!

Molti antichi filosofi, invece, davano tutto un altro significato a questa parola, decantandone e celebrandone l'importanza, come un tempo di qualità che trascorre soavemente nella speculazione intellettuale o nella ricerca della comprensione fine a sé stessa, senza desiderio di dimostrazione, vittoria o arricchimento materiale. Un momento in cui ci si può perdere in studi del tutto disinteressati, cioè volti non tanto a fornire dei risultati immediati e applicabili per il raggiungimento di qualcosa in particolare, quanto più dedicati a coltivare una certa conoscenza e consapevolezza del Sé profondo. Oziare è un modo per ritrovare sé stessi e, di conseguenza, diventa anche più gradevole coltivare i rapporti sociali con maggiore sincerità, dedicando spazio a tutti questi aspetti importanti dell'essere. L'estate, quindi, con la sua lunga pausa da lavoro e studio, regala questa magnifica opportunità a tutti noi per 'oziare' , nella accezione più poetica del termine.

Sono consapevole di avervi detto, qualche numero fa, di non interrompere totalmente il vostro training fisico per non arrivare fuori forma all'inizio della nuova stagione di studio con la danza, ma l'idea di ozio che vi propongo oggi, come avrete capito, non ha niente a che fare con il bighellonare pigramente ciondolando dalla sdraio all'acqua del mare. L'ozio di cui parlo riguarda il lasciare spazio alla mente, distaccandola dalle normali azioni quotidiane finalizzate solo alla produttività, concedendole la possibilità di metabolizzare tutte le informazioni di cui ci siamo nutriti durante il periodo di studio, maturandone giorno dopo giorno una consapevolezza e una integrazione logica che sia affine alla nostra persona, e che poi troverà applicazione quando ci ritroveremo nuovamente sotto la guida del maestro. È possibile trascorrere del tempo affrontando letture utili per l'avanzamento della nostra comprensione, che possono riguardare la danza, come ad esempio trattati di anatomia, fisiologia, teoria della danza o biografie di danzatori celebri, ma anche letture di romanzi o saggi la cui poetica ci colpisce e stimola il nostro immaginario, arricchendo il mondo interiore che ognuno di noi si costruisce in attesa dell'occasione giusta per condividerlo con il resto del mondo. Osservare, contemplare opere, che siano quadri, sculture, film o installazioni, che possano ampliare i confini del nostro immaginario, aprendo nuovi scorci sull'illimitato che tutti noi ci portiamo dentro.  L'ozio di cui parlo prevede di prendersi una certa distanza dal solito punto di vista da cui guardiamo le cose, per osare spostarsi anche dalla parte diametralmente opposta, osservando che effetto fa essere testimoni di sé stessi da lì.

Non bisogna demonizzare l'ozio e la voglia di sospendere il tempo, deformandone i confini per allungarlo il più possibile, anzi, vi invito a seguire questo desiderio così come Alice si lascia attrarre dalla tana del bianconiglio. Nonostante quella buca fosse profonda e non se ne vedesse la fine, la curiosità vivace e brillante della piccola eroina immaginata da Carroll, le fa trovare il coraggio, o l'incoscienza, di seguire quella piccola bestiolina in panciotto. A volte guardare il mondo da un altra posizione può darci le vertigini, e all'inizio potremmo non vedere altro che un pozzo nero e buio, ma solo addentrandoci, piano piano, gli occhi si abitueranno all'oscurità, e riusciremo a scorgere un paesaggio che emerge dal nero. Non posso assicurarvi che ciò che vedrete vi piacerà o meno, quello che so è che l'estate è la stagione delle avventure, e non solo di quelle sentimentali!

Cosa di più bello, quindi, che utilizzare tutto questo molle e caldo tempo estivo che abbiamo a disposizione, per lasciarci trascinare giù nella tana del bianconiglio, guidati dalla curiosità e dalla creatività, senza limitarsi a rimanere seduti sul bordo per contemplare quel buco, morendo dalla voglia di saltarci dentro.

E potete farlo anche stando fermi sulla vostra sdraio!

Buona estate a tutti voi, quindi, anche SetteOtto si prende un breve periodo di ozio, vi rimando a  settembre per nuove letture e sorprese!

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