Rubriche Setteotto

Lia Courrier ci parla di Rudolf Nureyev e… della sua maestra!

In questi giorni mi torna spesso in mente un documento filmato che vidi molti anni fa, protagonista Rudolf Nureyev, che da allora è rimasto stampato nella memoria della mia mente e anche in quella del cuore.

Nutro una profonda venerazione per Rudolf Nureyev, sebbene molte persone che conosco, che hanno lavorato con lui o lo hanno incontrato in altre circostanze, mi abbiano più volte raccontato quanto il suo carattere fosse difficile e spigoloso, di come fosse eccessivamente severo e a volte crudele, ma per me lui è stato, e sarà sempre, un Maestro. Così come ogni sua emanazione è una lezione di vita e di danza.

Potrei citare molti casi di artisti da me amati, del resto, che non sono persone risolte nella vita. A volte quanto più la stima per l’artista è alta tanto più può essere deludente conoscere l’uomo che esiste al di là. Per questo motivo sono felice di non aver mai conosciuto personalmente Nureyev, poiché è proprio nella sua dimensione spirituale che io vedo il maestro, nel suo essere tramite incarnato di un’energia più grande e potente, in tutto ciò che la sua danza comunica, toccandomi fino alla commozione, ancora oggi, ogni volta che lo guardo. Non mi importa se aveva un caratteraccio, e saperlo non riesce comunque ad intaccare l’amore che provo per il suo spirito libero. Tutto sommato non mi sorprende che fosse così, poiché non credo sia stato facile essere Nureyev: solo davanti a tutti, in anticipo sui tempi a incamminarsi su strade mai percorse prima, sempre sotto ai riflettori del teatro e della politica, privato delle radici e degli affetti.

Per me Rudy rimane un poeta del gesto dal carisma magnetico, aulico e sensuale allo stesso tempo, con l’energia calda, profonda ed esplosiva di un vulcano, ma impalpabile ed etereo come vapore. Una qualità tutta sua che non trovo in nessun altro danzatore, perché per lui la danza era proprio la vita stessa. Non per modo di dire, proprio era la danza a mantenerlo in vita prima ancora dell’aria stessa.

Se non avete mai letto la sua lettera d’addio lasciata alla danza, vi consiglio di farlo subito.

Nureyev era un predestinato, e realizzare il suo progetto originario non è stato affatto un percorso indolore. Quegli occhi tristi incastonati in un viso da tartaro, erano pozzi profondi e dannatamente affamati. Neanche il successo senza precedenti è riuscito a colmare quel vuoto, facendoci dono di quella sua energia tenace e vibrante, come se ogni danza potesse sempre essere l’ultima. Questo era Rudy.

Ma torniamo al video.

Esiste una testimonianza di un incontro speciale che Nureyev fece nel 1989 quando per la prima volta tornò in Russia, da quel giorno fatidico del 1961 a Parigi, in cui la sua richiesta di asilo politico gli impedì di avere qualsiasi contatto con i familiari e gli amici rimasti in Unione Sovietica.

Dopo così tanti anni lontano dal suo paese, dopo essere diventato un simbolo politico mondiale e un danzatore celebrato e amato dal pubblico, Nureyev decide di portare i suoi omaggi alla sua prima maestra di danza, che lo aveva avviato ai rudimenti del balletto, quando aveva 11 anni. La signora in questione si chiama Ana Udeltosova, ed è stata ballerina dei Ballet Russes di Diaghilev, ma all’epoca di questo incontro è ormai molto, molto anziana.

Nel video si vede il bellissimo viso di Nureyev comparire dalla porta di casa, sormontato da quel baschetto scuro, ormai diventato un segno riconoscibile del suo stile. Lei è seduta su una sedia e la prima cosa che gli dice è : “dovevo aspettare fino a compiere i 100 anni prima di rivederti”. Poi si abbracciano e lui le schiocca un bacio su quella guancia di carta crespa. Si vedono dei flash di macchine fotografiche e c’è molta gente attorno a loro, forse si tratta di un video fatto per la propaganda, non lo so, ma ciò che lei prova è reale, si vede dal suo corpo tremante e si sente dalla sua voce, acutissima e rotta per l’emozione di poter riabbracciare quel ragazzo di 11 anni a cui ha insegnato le basi della danza, in un gruppo amatoriale di bambini come ce ne sono tanti.

C’è qualcosa che mi tocca nel profondo nel vedere la forza e la grandezza di Nureyev, con questo codazzo di giornalisti e fotografi, così moderno e splendente, accanto alla fragilità di quella piccola donna, lieve come una fogliolina, che sembra quasi una bambina. L’età anagrafica perde ogni possibile riferimento riconoscibile, per svelare un incontro di anime, dove quella di Rudy sembra proprio notevolmente più antica.

Penso alla grande responsabilità e influenza che noi insegnanti abbiamo nei confronti degli allievi. Credo che Rudy abbia sentito il bisogno di incontrare la sua prima insegnante di danza per un senso di gratitudine non solo per quello che gli aveva insegnato, ma per aver creduto in lui e avergli fatto capire che il suo sogno poteva essere davvero realizzato. Una maestra che ad un certo punto ha capito che il talento di quel giovane era troppo grande per lei, e che ha scelto di indirizzarlo verso un luogo in cui, nelle mani di persone con più esperienza nella didattica, quel diamante grezzo sarebbe potuto diventare, come effettivamente è stato, una pietra brillante e perfettamente intagliata.

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