Rubriche Setteotto

Lia Courrier ci parla dell’ileo-psoas…ILEO CHI?”

Il sistema muscolare decretato al mantenimento dell’allineamento del corpo non si trova in superficie, ma negli strati più profondi, quelli vicino alle ossa. Possiamo paragonare l’apparato muscolare alla struttura della cipolla: le foglie più grandi e spesse in superficie, quelle più sottili e tenere vicino al nucleo. Nel nostro corpo possiamo osservare ben quattro strati di muscoli di cui i più vicini allo scheletro sono proprio quelli che permettono la stabilizzazione, sia in condizione statica che dinamica.

Questo vuol dire che quando eseguo una diagonale di grandi salti, ovviamente utilizzerò anche la possente muscolatura superficiale, quella che tutti vorremmo ammirarci allo specchio, perfettamente scolpita; ma quando si tratta di sostenere un equilibrio in relevé è sulla muscolatura profonda che dovrò focalizzare attenzione e controllo, osservando tutte le continue piccole contrazioni e rilasci attraverso cui il corpo si stabilizza: una piccola danza silenziosa e quasi invisibile all’esterno, ma molto presente nel dialogo interiore di ogni danzatore con il suo strumento.

Uno dei muscoli più importanti per il mantenimento di un corretto allineamento, alla luce della nostra scelta evolutiva di erigerci su due soli appoggi, è il gruppo denominato ileo-psoas, un sistema muscolare tra i più profondi di cui disponiamo. Lo psoas infatti si trova nella parte anteriore del tratto lombare della colonna vertebrale, precisamente dalla dodicesima vertebra toracica, da cui si diparte per poi seguire un tragitto che passa al di sotto degli organi addominali, oltrepassare le ossa pubiche e raggiungere il piccolo trocantere, una protuberanza che si trova nel versante mediale del femore. È corretto chiamarlo  gruppo poiché in realtà si tratta di tre muscoli: grande psoas, piccolo psoas e muscolo iliaco, inseriti nello stesso sacco di miofascia e per questo motivo agenti come una unità funzionale. La sua azione è molto importante nella relazione di movimento tra il tronco e le gambe, ma è anche un elemento molto sensibile dal punto di vista energetico, al punto che Lisa Koch lo ha ribattezzato ‘il muscolo dell’anima’. Insieme al diaframma respiratorio, con cui si muove in perfetta sinergia e continuità fasciale, dal momento che le rispettive fibre tendinose si incrociano nei reciproci percorsi, essi costituiscono un nucleo profondo e intimamente connesso con la nostra vita emotiva. Questi due muscoli andrebbero sempre mantenuti tonici ed elastici, con buona mobilità e motilità, mediante un programma di esercizi appositamente pensati. Lo psoas, in particolare, è molto utilizzato durante la pratica della danza, e quindi bisognerebbe sempre concedersi del tempo per allungarlo, evitando l’insorgere di una tensione permanente, che porterebbe pesanti ricadute sull’intero organismo, non solo alla struttura muscolo scheletrica ma anche agli organi e al loro movimento.

Molte volte, negli anni, gli insegnanti di danza mi hanno dato indicazione di utilizzare lo psoas per la gestione del movimento, accompagnando queste parole con un gesto della mano che indicava un punto attorno all’inguine, così io per anni ho scambiato il retto femorale per lo psoas, che invece si trova molto più in profondità, ventimila leghe sotto i mari, come ho scoperto solo molto tempo più tardi.

Trovare lo psoas, lasciare che sia lui a guidare e ad iniziare i movimenti può essere come una caccia al tesoro al principio, sebbene molte tecniche somatiche e riabilitative come ad esempio la tecnica Alexander, sostengano l’assoluta naturale organicità di questo processo: tutti i movimenti del corpo, se condotti in modo fisiologicamente corretto, dovrebbero partire dal centro del corpo, e quindi dallo psoas, per poter essere efficaci in termini di potenza, fluidità e gestione economica delle energie.
Nella danza questo muscolo svolge una azione decisiva, e per trovarlo è necessario il coinvolgimento di altri muscoli, che lavorano in sinergia, come il trasverso dell’addome e il pavimento pelvico che, se attivati, stimolano l’attivazione dell’ileo-psoas, facendo rientrare la parete addominale verso la schiena, ossia esattamente l’azione da cercare per promuovere l’attivazione di questa zona così profonda e misteriosa del nostro corpo. Questa catena virtuosa permette di percepire una densificazione dell’energia nel centro, nella zona che si trova dietro all’ombelico, una tenuta indispensabile per il controllo del movimento danzato e per una ottimale gestione del peso, per produrre plasticità e dinamica nella danza.

L’azione intensa dello psoas, inoltre, è richiesta per sostenere le gambe a grandi altezze, sia in quarta avanti che alla seconda, dal momento che la presenza di questo gruppo muscolare, così lungo da coprire non una ma diverse articolazioni, profondo e potente, connette gli arti inferiori al tronco. Mantenendo fermo il capo sulla dodicesima toracica, il risultato della sua contrazione sarà quello di portare il femore verso il tronco con una leggera rotazione esterna. Esattamente ciò che ci serve.

Per essere sicuri di aver iniziato il nostro movimento a partire dallo psoas possiamo controllare la posizione della parete addominale: se è spinta in fuori vuol dire che stiamo usando i retti addominale, mentre se vediamo che rientra in direzione della schiena, significa che abbiamo eseguito la giusta sequenza di attivazioni. Vi sentirete perfettamente piazzati e forti grazie a questo muscolo dallo strano nome.

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