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La Danza incontra l’Arte e il Cinema in una rassegna creativa e multimediale: “Coreografo Elettronico”

È giunto il momento di riscoprire le nuove tecnologie appannaggio di Tersicore, evidentemente in un abbraccio che fa i capricci con il tempo ma non con le emozioni. E così ecco che la Danza incontra l’Arte e il Cinema per un network creativo e multimediale. Il “Coreografo Elettronico”, storica rassegna internazionale dedicata alla video danza in Italia, compie oggi venti anni e li festeggia con la nuova direzione di Laura Valente, trasformandosi da concorso tradizionale a luogo della sperimentazione e della ricerca, con nuove sezioni dedicate ai linguaggi del cinema, dell’arte contemporanea e della rete. Ed oggi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, che quest’anno ospita per la prima volta la manifestazione, i premiati di quest’anno presenteranno i loro lavori in una performance visiva con video, film, incontri e premiazioni. Un progetto in evoluzione che vede il “Coreografo Elettronico” al centro di un lavoro di ricerca e di catalogazione, grazie anche alla convenzione stipulata dall’Associazione “Napolidanza” e dal festival  con l’Università degli Studi di Roma La Sapienza, che sta digitalizzando tutto il patrimonio video di questi ultimi venti anni (oltre quattromila titoli), per metterlo poi a disposizione come archivio storico aperto al pubblico, non solo ai ricercatori e agli appassionati. Oltre cento i lavori giunti in finale, provenienti da tutto il mondo: da Cuba al Canada, dal Marocco alla Russia, da Israele all’America, dall’Italia al Giappone, dalla Germania alla Svizzera, dal Messico all’Argentina.

Come per le edizioni passate, anche la ventesima ha un tema che faccia da collante tra gli artisti partecipanti e la giuria che dovrà adagiarsi sull’improbabile scranno del Caos, il tema dell’edizione 2016, inteso come disordine creativo e come energia che dà origine all’Universo. Il Festival ha come obiettivo principale quello di diffondere la cultura coreutica, il valore comunicativo della danza in un’ottica di scambi culturali tra i popoli, tema quanto mai pertinente con il vissuto della cittadinanza sociale ed artistica di tutti i continenti. E’ per questo che Caos è inteso non solo come disordine ma, soprattutto, come energia da cui tutto proviene. La danza è  un’arte espressiva con i propri valori estetici, e nel contempo esperienza di alto significato sociale e antropologico. E’ così che il Caos diventa danza corale attraverso cui ognuno può mettersi in contatto con il movimento dell’universo e recuperare un senso di appartenenza. Per il “Coreografo Elettronico” il Caos è anche visione all’ombra del Vesuvio:  il vulcano, tra i più famosi del mondo, urla ed erutta libertà e sensualità della danza contemporanea. Quasi a rintracciare simbolicamente un legame tra arte espressiva e vita magmatica della cultura napoletana. Ma rappresenta, soprattutto, un centro propulsore di nuove energie in una città come Napoli, che vuole lasciarsi dietro le  banali scorciatoie di asfissianti stereotipi.

Ma chi sono i commissari di questo incredibile viaggio tra la classicità di Tersicore ed il futuro delle nuove tecnologie? Sono uomini e donne d’arte e di cultura, tutti insieme in un’ideale miscellanea d’intenti a protezione della danza intesa come un corpo in punta di web, dalla video-danza alle nuove frontiere del movimento 4.0. E sono Vito di Bernardi (Università degli Studi di Roma La Sapienza), Lea Mattarella (La Repubblica), Mariella Pandolfi (Università di Montreal), Elina Pellegrini (C.R.E.S.C.O.), Marilena Riccio (fondatrice della manifestazione), Leonardo Sangiorgi (Studio Azzurro), Roberta Scorranese (Corriere della Sera) ed Andrea Viliani (direttore del museo Madre di Napoli).

Nella giornata di oggi le compagnie Körper ed Art Garage proporranno un estratto di “Caos del 5”, con la coreografia di Emma Cianchi e le video-creazioni di Gilles Dubroca, prodotto da Campania dei Festival e NTF – Città della Scienza. “Il Caos del 5” rivisita per l’occasione uno spettacolo che nel 2010 ha debuttato a Campania dei Festival, ed è stato tra i primi spettacoli in Italia che ha visto l’utilizzo di sensori e di programmi digitali applicati alle videoproiezioni. Ed in questa giornata in cui si allestisce un mosaico coreutico interdisciplinare, non potevamo mancare sorprese e conferme, elementi imprescindibili di una competizione di altissima fattura nell’assegnazione dei cinque premi del festival.

A cominciare dal “Premio miglior opera italiana” assegnato al titolo “SEXXX” di Matteo Levaggi/Davide Ferrario. Presentato al “Torino Film Festival”, il lavoro di Davide Ferrario su “Sexxx” di Matteo Levaggi è un lavoro che racconta il corpo, il sesso e l’erotismo ma anche la potenza della danza come linguaggio espressivo. Un’opera a metà tra danza, documentario, fiction e video-arte, con una colonna sonora originale di Bruno Raco che si insinua tra le musiche di David Bowie, Ultravox, The Longcut ed Ooioo e contiene una serie di ricognizioni visive sul tema del corpo nudo così come è stato rappresentato nella pittura (da Tintoretto a Palma il vecchio), nel cinema e persino nel porno.

Il “Premio migliore opera straniera” è invece stato assegnato a “THE RITE OF SPRING” di Mario Rouleau/Marie Chouinard. In questo caso il regista di comprovata professionalità si confronta con uno spettacolo storico di Marie Chouinard. L’uso delle sette telecamere e l’editing sono esemplari per descrivere l’erotismo della neo-direttrice della Biennale Danza di Venezia Marie Chouinard, che richiama certi film del regista settantatreenne David Cronenberg, anche lui canadese come la coreografa, e che sembra provenire dall’estensione dello spazio dominato dal corpo e delle sue potenzialità erogene.

Non poteva mancare il “Premio migliore performer” assegnato ad “ASPECT RATIO” di Ora2 giudicato artigianale, intelligente, ironico e fumettistico, proprio nell’ottica del conseguimento della vera evoluzione della video-danza ad opera di Ora2. E poi si passa per il giudizio della critica, notoriamente tra i più attesi di ogni festival che si rispetti.

Nella ventesima edizione del “Coreografo Elettronico” i critici hanno assegnato il “Premio speciale della critica” a “DANSEUSE/DANCER” di Isabelle Hébert. La motivazione è sintetizzata in tre righe nelle quali si fa un ulteriore uso della miscellanea tra il documentario, la danza, la psicologia ed il palcoscenico. Infatti nello spazio di un quarto d’ora questo documentario, realizzato da una creativa che conosce bene il palcoscenico e la macchina da presa, riesce a costruire un ritratto di una danzatrice straordinaria cogliendo aspetti psicologici e formali del lavoro creativo.

Infine il “Premio speciale giovani autori migliore produzione indipendente” assegnato a “SCUGNIZZO LIBERATO” di Nicola Tranquillo ed Alessandra Sorrentino, con la coreografia a quattro mani ancora di Alessandra Sorrentino e Martina Picardi. Qui Napoli entra prepotentemente nel canovaccio del festival, con una veloce e dinamica salita danzante dagli inferi, ovvero dall’ex-carcere minorile Filangieri fino alla terrazza che apre su una Napoli illuminata con il Vesuvio in bella mostra. Un’idea semplice con una qualità capace di piegare la luce naturale alla ripresa e con un interessante uso degli spazi evidentemente apprezzato dalla critica.

Ma Laura Valente, la neo-direttrice artistica del “Coreografo Elettronico”, cala un ulteriore asso nella manica con la Sezione speciale “Dance in the City”. Qui Laura Valente, insieme al coreografo e ballerino russo Daniel Ulbricht, principal del New York City Ballet, condurrà la danza a raccontare ed abitare le città del mondo, che faranno da sfondo alle performance artistiche di musica e movimento. La protagonista di quest’anno è proprio Napoli con il luogo simbolico del Centro direzionale, raccontato dai due danzatori e video-maker napoletani Francesco Capuano e Nicola Picardi in una simbiotica stretta tra il “Coreografo Elettronico” e la sua città natia.

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