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“La bella addormentata” di Fredy Franzutti è nata a Otranto

Al valzer delle direzioni delle compagini di balletto italiane ci stiamo ormai facendo il callo, non tanto perché si promuovono nuovi indirizzi artistici in seno agli ensemble più titolati, quanto perché danno sempre più noia le motivazioni che muovono le poltrone, gli uomini e le donne della danza italiana. Così mentre Virgilio Sieni lascia la Biennale Danza di Venezia a Marie Chouinard, Mauro Bigonzetti abbandona la nave scaligera per motivi di salute. Proprio mentre Giuseppe Picone riempie la casella della direzione del Corpo di Ballo sancarliano, riempita fittiziamente da due anni di gestione ad interim di Lienz Chang. E poi ricordiamo che Cristina Bozzolini è in scadenza di contratto con Aterballetto e si è in vista di un bando internazionale per trovarne degna sostituzione. Restano al loro posto invece la “parigina” Eleonora Abbagnato al Teatro dell’Opera di Roma e Marco Bellone al Teatro Massimo di Palermo, con un Francesco Ventriglia che tornerà prepotentemente in auge dall’esperienza neozelandese interrotta anzitempo. Ferme restando le recenti chiusure dei rispettivi Corpi di Ballo del Maggio Musicale Fiorentino e del Teatro dell’Arena di Verona, ci piace stavolta scrivere di una bella realtà dove le conferme non sono utopie e le programmazioni non prestano mai il fianco all’improvvisazione ed alla superficialità. Scriviamo di Fredy Franzutti e del suo Balletto del Sud, creatura nata vent’anni fa a Lecce, terra natia anche del suo mentore, coreografo, direttore artistico e mattatore. E per scriverne lo abbiamo sentito a più riprese, soprattutto per offrirne il migliore profilo possibile in occasione del suo masterpiece “La Bella Addormentata” proposta in scena proprio a Lecce lo scorso week end con il consueto successo di critica e pubblico.

Approfittiamo così delle ultime rappresentazioni chiedendogli quanto è legato alla sua “Bella”.

Nel 2000 ho coreografato “La Bella Addormentata” dopo una serie di successi già conseguiti con “Lo Schiaccianoci”, “Romeo e Giulietta” ed “Il lago dei cigni”, tutti titoli evidentemente cari al grande pubblico per le musiche e le suggestioni che regalano a prescindere. La tradizione culturale leccese era soprattutto melomane, fortificata dall’amore per Tito Schipa e per le gloriose stagioni d’opera del passato. In questi termini il mio obiettivo di portare il balletto a Lecce doveva essere giocoforza vincolato ai grandi compositori ed ai grandi titoli e quei tre furono il migliore antipasto possibile della mia “Bella” più bella che potessi coreografare. E così dopo le conferme ed i tradizionali passaggi in lungo ed in largo per il repertorio classico ecco che dal cilindro me ne uscii con un’inedita e rivoluzionaria idea e versione de “La Bella Addormentata”. È per questo che ne sono ancora oggi innamorato come se fosse il primo giorno.

Del resto quelle prime rappresentazioni destarono immediatamente l’interesse di tutti, anche e soprattutto per le idee impresse nei contenuti, nel libretto di un titolo così amato e storico. E proprio dalla storia Fredy Franzutti prese gli spunti migliori, scomodando finanche la penna di Vittoria Ottolenghi che definì la sua “Bella” un’idea geniale dell’allora giovane coreografo salentino. Un successo che evidentemente lo proiettò nel novero dei più interessanti nomi del panorama coreutico nazionale, proprio quello che serviva all’epoca. Ovvero un coreografo che sapesse innanzitutto crearsi una compagnia tutta sua nella quale infondervi il proprio registro ed un proprio repertorio da esportare in toto, al di là dei confini regionali del suo sud. Ed il Balletto del Sud ha saputo tingersi di sfumature internazionali in brevissimo tempo, attirando a sé le attenzioni e soprattutto le conferme con collaborazioni sempre più prestigiose e titoli ancor più audaci. Da lì siamo giunti a numeri impressionanti: vent’anni di storia, più di trenta titoli in repertorio ed almeno sessanta spettacoli all’anno. Numeri che consolidarono e consolidano ancora oggi la posizione del Balletto del Sud nel novero degli ensemble di balletto più riconosciuti in Italia ed all’estero con tournée che raccolgono consensi ed incoraggiamenti.

Come può spiegarci questi incontestabili risultati in un contesto così spezzettato e precario della danza italiana?

La forza del Balletto del Sud è la mia stessa forza, ovvero misurata sulla capacità di reinventarci ogni volta manipolando il repertorio a nostro piacimento con l’opportunità di essere sempre più creativi. La nostra storia è proprio questa. Abbiamo rappresentato i grandi titoli con cognizione di causa, alternando monografie in atti unici su personaggi salienti e titoli meno noti al grande pubblico. Con queste operazioni coreografiche ci siamo guadagnati la stima di ampie fette di pubblico e critica, tempestivi nel riconoscerci la qualità delle realizzazioni e l’originalità dei libretti e dei soggetti scelti di volta in volta. Non abbiamo mai avuto paura di metterci in discussione, collaborando con personaggi illustri che hanno creduto in noi e con i quali c’è stato un reciproco scambio di valori, idee e progetti. Partendo proprio da quella “Bella”, di nome Aurora com’era giusto che fosse, nata ad Otranto e punta da una taranta. Altro che arcolaio! Una “Bella Addormentata” che riportava il titolo alla sua origine, ovvero alle pagine di Giambattista Basile del secentesco “Lo cunto de li cunti”. La versione della favola di Charles Perrault, e poi lo stesso  balletto di Marius Petipa, raccontano una verità diversa da quella originale di Giambattista Basile. In quell’antica “Bella Addormentata” la protagonista è sempre Aurora, tipico nome della costa d’Otranto, la città più orientale d’Italia e prima a vedere l’aurora ogni dì. La stessa Aurora che però stavolta è punta dalla taranta! Nella mia versione, ovviamente, l’otrantina Aurora è punta dalla taranta e si addormenta, proprio come nell’ancestrale ripetersi delle stagioni di questo Mezzogiorno.

E Lecce ha riabbracciato il suo Balletto del Sud con la sua “Bella” a ridosso del Natale, a distanza di sedici anni da quella primissima rappresentazione in un’ulteriore innovazione coreografica. Eh sì, l’istrionico Fredy Franzutti non s’è accontentato di godersi l’ennesimo successo, gustandosi invece la sfida nella sfida con una ripresa a quattro mani come lui stesso ci spiega.

La “Bella Addormentata” di quest’anno l’ho eseguita a quattro mani, ovvero le due del giovane spregiudicato Fredy Franzutti di sedici anni or sono e, ancora, le altre due mani del Fredy Franzutti di questi giorni che ha rivisto quella coreografia, l’ha aggiornata e migliorata nelle scene, nei costumi e nel decore complessivo del libretto. E da ora in poi volgiamo guardare oltre, ripiegando su noi stessi e la nostra esperienza in una dimensione più intimista, in location più raccolte e con una volutissima involuzione nei contenuti e nella sostanza.

Aspettiamoci un nuovo corso, dunque, come del resto il coreografo leccese ci ha sempre abituati per ridar vigore e forza ad un ensemble mai domo, proprio come la sua Aurora d’Otranto.  

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