Rubriche Setteotto

In nome della calzamaglia

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Sta girando in rete, con successo di condivisioni tra i miei contatti, un articolo del corriere.it che parla dell’iniziativa londinese di introdurre attività legate alla danza nelle scuole elementari, con il fine di spingere i giovani maschietti ad interessarsi allo studio del balletto. Pare che ancora tengano duro i pregiudizi nei confronti dei bambini maschi che manifestano l’amore per la danza classica, con conseguenze come atti di bullismo, emarginazione e altri fatti tristissimi che purtroppo ancora oggi accadono. Attualmente la percentuale di maschi che si presentano all’audizione presso la Royal Ballet School è ferma all’1,8%.

Possiamo dire che, almeno in questo caso, stanno messi pure peggio di noi.

In effetti è d’uopo ricordare, come l’articolo stesso sottolinea, che anche alcuni insospettabili personaggi diventati famosi hanno seguito corsi di danza classica: James Dean, per esempio, di cui esistono prove fotografiche inconfutabili che lo immortalano appollaiato alla sbarra. Oppure Arnold Swarzenegger, anche qui foto facilmente consultabili in rete: una montagna di muscoli sospesi sulle mezze punte.

Con esempi di questo genere non dovrebbe più preoccupare questa assurda storia che il balletto sia roba da femminucce, che mortifica la forza virile dei vostri pargoletti, anche perché diciamolo: la tecnica maschile di balletto è tutt’altro che effemminata, a mio parere, una dimostrazione di forza e controllo che metterebbe alla prova qualsiasi atleta professionista. No, gente, davvero lasciate perdere queste chiacchiere da spogliatoio: la danza scolpisce i corpi dei maschietti molto meglio di altre attività corporee come lo sport, e in più li rende anche eleganti, musicali, gentili.

Per anni, però, mi sono chiesta come mai ai bambini maschi non vada proprio giù di fare danza classica. Anche nella scuola dove ho studiato da piccola, su centinaia di allievi solo due erano maschi, ed effettivamente avevo vissuto un piccolo trauma quando uno di loro si presentò a lezione nella classe in cui studiavo anche io, all’epoca settenne. Negli anni mi ero così convinta che la danza fosse una faccenda da femmine, che percepivo quella presenza come un’intrusione in un contesto privato che non gli competeva. Ho addirittura smesso di andare a danza per un po’ perché c’era lui, anche se poi siamo diventati amici.

Alla fine delle mie elucubrazioni, sono giunta alla conclusione che la motivazione più profonda che sta alla base della carestia di maschi a lezione di balletto potrebbe risiedere nella tenuta da indossare.

Le bambine, tutte gonnelline di tulle svolazzanti e i fiocchetti in testa, sono davvero adorabili e totalmente immerse nel personaggio. Quale bimba non vorrebbe sentirsi una piccola principessa avvolta nel tulle confettoso, anche solo per gioco? Chi non si è sentita una magica fatina alla prima lezione di danza?

Il maschio invece deve indossare la calzamaglia.

Insomma, diciamocelo: non credo sia piacevole essere l’unico vestito da Superpippo in mezzo a tanta beltade leggiadra e rosavestita. Portare con dignità la calzamaglia credo sia una delle prove più importanti per un giovane danzatore: si tratta di un capo che mette in evidenza ogni dettaglio del corpo, le gambette troppo secche, le ginocchia troppo sporgenti, i piedini a rampino, i muscoletti filiformi e non ancora formati, per non menzionare neanche, da una certa età in avanti, l’uso del sospensorio.

Le ‘ragazze’ della mia generazione ricorderanno benissimo la calzamaglia rosso fuoco indossata da Mikhail Baryshnikov nella leggendaria edizione di Don Quixote con l’ABT. Riuscite ad immaginare qualcuno dei vostri amici non danzatori poter indossare una seconda pelle così aderente ed essere così attraente? Anche il nostro Robertone nazionale, famoso per il suo corpo scultoreo, con indosso la candida calzamaglia da Albrecht, se ne va in giro per il palco svolazzando e ruotando, come se niente fosse, mostrando la sua linea perfetta e armoniosa. Penso che potrebbe anche andare a farci la spesa in calzamaglia, per quanto gli sta bene. Vogliamo parlare anche della leggenda Rudy, con le sue gambe possenti e nervose che segna lo spazio con grandi passi maestosi, fasciato in un sottile strato di Lycra che ne mette in risalto la bellezza eterna? Pare che il primo ad indossare una calzamaglia sia stato Nijinsky, poiché prima all’epoca si usava il cosiddetto pagliaccetto, di memoria vagamente Roi Soleil, ossia un pantaloncino a pallone da indossare sopra alla calzamaglia, per coprire pudicamente ciò che non doveva essere visto troppo nel dettaglio. Figuratevi voi quando quella specie di creatura soprannaturale e meravigliosa, che accendeva gli spiriti, comparve in scena con una tutina che non lasciava molto all’immaginazione…le donne pare svenissero alla sua sola vista. E gli uomini anche.

Ma qui si parla di leggende, di corpi smisuratamente disegnati dal lavoro e dalla natura. Mentre molto spesso nelle nostre classi arrivano giovani danzatori adolescenti che ancora non hanno avuto modo di formare un simile strumento, in una età in cui non ci si mostra tanto volentieri così, praticamente nudi, davanti ad un esercito di donzelle. Non tutti se la sentono di affrontare tutto questo in nome della danza.

Per questo qui oggi propongo di istituire un fronte di liberazione dalla calzamaglia maschile.

Voi che ne dite?

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