Interviste

Il danz-attore Andrea Sirianni racconta il suo percorso e l’esperienza con il Balletto del Sud.

Andrea Sirianni, nasce nel capoluogo Calabrese, classe ’85, e studia recitazione nella sua città – nella scuola di Salvatore Emilio Corea – e si perfeziona a Roma all’Iternational Acting School dove consegue il diploma di attore, riconosciuto dalla Regione Lazio, sotto la direzione di Giorgina Cantalini. Inizia subito la collaborazione con il Balletto del Sud, del quale ne diviene attore-mimo residente. Aiutato da una bella presenza, da una perfetta dizione, ed ad un eloquio elegante e sensibile ha anche interessanti – ed alcune prestigiose – esperienze con altre realtà in qualità di attore e speaker.

Catanzaro – Roma – Lecce sono le tratte del tuo percorso, raccontaci il tuo viaggio.

Catanzaro è la mia partenza, le prime esperienze, l’entusiasmo del principio. La scuola di Salvatore Emilio Corea mi ha dato la possibilità di sperimentare, di esibirmi tanto e senza “paracadute”… Affrontavamo con impegno testi anche complessi: dai classici di Shakespeare, Ionesco, Brecht, Sartre, Eliot fino al teatro contemporaneo di Thomas e Schnitzler. Era una giovane compagnia semi-professionale che approfittava di ogni occasione e luogo per esibirsi divenendo una vera palestra di qualità dalla quale sono usciti diversi attori professionisti, alcuni anche di successo. Poi quando ho scelto il Teatro per realizzare il mio futuro mi sono trasferito a Roma dove ho frequentato l’Accademia diretta da Giorgina Cantalini. Nella Capitale ho avuto diverse esperienze che hanno portato alla mia formazione significativi tasselli. Gli incontri con Francesco Radazzo, Lena Lessing, Micke Klingvall, Alessio Bergamo, Saverio La Ruina, Giulio Farnese e Michael Margotta sono stati tutti opportunità di crescita, di riflessione sul mestiere dell’attore, di dialogo sulle diverse possibilità professionali e sulle diverse modalità dell’interpretazione.  Lecce è oggi la mia città di adozione, la sede del Balletto del Sud, compagnia eccellente con la quale collaboro da 10 anni, anche da prima di trasferirmi a Roma. Fredy Franzutti ha creduto nelle mie capacità e mi ha dato la possibilità di crescere professionalmente, gli spettacoli fatti sono tantissimi e tutti diversi. Il suo modo di lavorare è per me un riferimento ed oggi sono grato a tutti i miei insegnanti e soprattutto a Franzutti che  mi ha dato il luogo e il contesto più giusto per esprimermi al meglio. Con la compagnia ho avuto la possibilità di incontrare eccezionali artisti e l’opportunità di recitare in Teatri Prestigiosi con il ruolo da protagonista. Poi è successo anche che, vedendomi in scena, qualcuno mi ha proposto altre collaborazioni e come si dice: “il lavoro porta lavoro”.

Un attore che collabora quasi stabilmente con una compagnia di balletto. Sei divenuto un danz-attore. Sappiamo che Pina Bausch aveva sempre un’attrice in compagnia ed ora è una figura molto diffusa in diversi spettacoli anche in Italia. Come ci si sente a lavorare con dei ballerini?

Il linguaggio è differente, ma non gli intenti. La comunicazione non verbale è alla base sia della danza, intesa come arte dell’esprimersi con il corpo, sia della prosa che intende comunicare con la parola, intesa come strumento umano evoluto del “dire”. L’approccio al lavoro è differente ma in scena siamo una squadra. Spesso gli spettacoli di Franzutti prevedono una figura recitante che interagisce con i danzatori o che introduce e separa dei quadri danzati. Altre volte sono un mimo-danzatore e spesso, in questo ruolo, sono erede del grande Lindsay Kemp per il quale Franzutti ha creato precedentemente i ruoli che oggi interpreto io.

Qualche esempio?

Ne “La Bella Addormentata” sono la vendicativa strega Carabosse, ne “L’Uccello di Fuoco” sono il terribile Mago Kasckey, in “Romeo e Giulietta” interpreto l’autoritario Capuleti, padre di Giulietta. Utilizzando la parola abbiamo un progetto su D’Annunzio dal titolo “Che ieri m’illuse” nel quale sono accompagnato dal suono di Arpa e Flauto. Interpreto i testi tratti da “Le Mille e una notte” di Galland nello spettacolo “Sheherazade” nel quale ho l’onore di interagire con Carla Fracci – e abbiamo avuto anche repliche con Luciana Savignano. E nello spettacolo “Le Quattro Stagioni”, attualmente in tournée, recito le poesie di W. H. Auden interpretando il poeta inglese, americanizzato nel ’38, che tanto ha ammirato e criticato il popolo Americano. Poi abbiamo realizzato spettacoli in forma di musical come “Ottocento” – sul sacco di Otranto e gli 800 martiri cristiani – con la supervisione di Franco Battiato e “Mille Lire al Mese” con i testi di Carlo Gaudio e Maurizio Costanzo con le musiche di Francesco Libetta andato in scena al Teatro Parioli di Roma – sempre con la regia di Franzutti.

Il pubblico italiano segue di più spettacoli di prosa che quelli di danza, hai un’idea in proposito? E il tuo ruolo di attore in uno spettacolo di danza come è percepito dal pubblico?

La prosa in Italia ha più tradizione e più successo in genere, molti sono gli attori e le attrici famose che aiutano il botteghino e molti sono i titoli popolari, sia di autori Italiani sia stranieri. Il genere comico poi garantisce sempre facili incassi e molti dei protagonisti presentano le proprie tournée in televisione in programmi che, anche se notturni, hanno comunque milioni di ascoltatori. La danza non ha tutto questo. Il pubblico spesso cerca solo il titolo Classico trascurando il nome delle compagnie, dei coreografi o degli interpreti.

Alla fine degli spettacoli ringrazio il pubblico per gli applausi che mi concede, in Italia non c’è un vero pubblico della danza quindi spesso il testo e la parola risulta allo spettatore più comprensibile ed apprezzato.

L’integrazione tra arti differenti, danza, teatro, musica dal vivo è la nuova tendenza dello spettacolo internazionale e in Italia si è presto diffusa questa formula anche grazie alle sollecitazioni che il Ministero Italiano ha dato alle compagnie, premiando quelle che presentano progetti con questo tipo di espressione. Voi siete in linea con la tendenza, cosa ne pensi? 

Credo che Fredy Franzutti abbia usato la parola nei suoi spettacoli fin dall’inizio della sua carriera di coreografo e regista – 20 anni fa -, alcuni spettacoli hanno visto, in passato, la partecipazione di Ugo Pagliai, Paola Pitagora, Giorgio Albertazzi ed altri celebri attori. Ora che la compagnia ha un’attività continua, con diversi titoli che si alternano, Franzutti preferisce avere un attore residente per creare un lavoro di laboratorio con più prove. Il mio recitare negli spettacoli è sempre con il testo portato a memoria, e non a leggìo, quindi c’è un impegno che non si può risolvere in poche prove che è una vera parte dello spettacolo. Al pubblico piace, e quando poi si aggiungono gli strumenti musicali, assieme alla danza, si crea una vera magia.

Nel centocinquantenario dell’Unità d’Italia hai recitato testi risorgimentali nella Grande Suite dall’opera Garibaldi en Sicile composta da Marcello Panni in tournée nazionale, raccontaci dell’esperienza e di altri progetti “fuori” dal Balletto del Sud.

Il concerto è stato un’esclusiva del 2011 del Contempoartensemble di Firenze diretta da Mauro Ceccanti, nel quale ero accompagnato da 5 validi strumentisti. Interpretavo i protagonisti del moto rivoluzionario che portò, a torto o a ragione, all’Unita D’Italia: Luigi Mercantini, Victor Hugo, Georges Sand, Alexandre Dumas padre, Camillo Benso Conte di Cavour e Giuseppe Garibaldi.  Abbiamo replicato nelle città che hanno segnato le tappe della risalita dei 1000, la più nota delle formazioni garibaldine. Tra le repliche non posso non ricordare quella nella Cappella Paolina del Palazzo Quirinale a Roma, con diretta radiofonica per i Concerti del Quirinale trasmessi da Radio3, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana. Eravamo molto emozionati.

Negli anni ho collaborato più volte con l’associazione Nireo diretta da Francesco Libetta, e con il Festival del XVIII secolo diretto da Corrado De Bernart.

Recentemente ho prestato la voce al sistema di navigatore di bordo della Mercedes-benz, lavorando per la società francese Akoophen Prod Audio on Demand con sede a La Chevrolière (Nantes). Nel 2017 sono la voce narrante del video documentario “Ebrei in Italia e in Puglia” realizzato dalla Farm Communication per il Consiglio Regionale della Puglia; Il cortometraggio, inserito nella rassegna La Puglia per la Shoah, commemora, nella Giornata della Memoria, le comunità ebraiche del territorio pugliese. Ho registrato poi l’audio-guida e applicazione della città francese di Briançon. Recentemente ho interpretato il ruolo di Don Vito Lecci in un film-corto sulla vita del parroco salentino che 1945 impedì l’inchino della statua di San Rocco Davanti al Palazzo della Donna Più Ricca del paese, sfidando la mafia locale.

Andrea Sirianni, danz-attore del Balletto del Sud, ci hai raccontato il tuo interessante percorso. Concludiamo chiedendoti qualche consiglio per chi, come te volesse, intraprendere una carriera di attore “fuori dal teatro” ma nella musica e nella danza. 

Affronto il lavoro con impegno totale, ogni prova ogni rappresentazione non sono mai trascurate. Dal piccolo al grande teatro la mia dedizione è totale. Concentrazione, applicazione e disciplina come un soldato. Molti dei miei ruoli hanno un trucco complesso al quale dedico circa un’ora e mezza ogni replica. Cerco sempre di comprendere e fare mie le indicazioni del regista e una volta definita la scena non modifico mai nulla divenendo una certezza lo spettacolo e per i miei colleghi.
Per il futuro è ovvio sperare in un miglioramento del “sistema cultura” in generale, nel quale lo spettacolo (di musica, di danza o teatro) ritrovi la sua centralità nella vita dell’uomo sociale: Un individuo che sceglie il Teatro come luogo per la completezza dell’anima e che identifica nelle morali della cultura i propri ideali di vita.

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