Interviste

Giuseppe Picone racconta i suoi primi sei mesi da Direttore del corpo di ballo del San Carlo di Napoli

Giuseppe, si è appena conclusa l’ultima replica della tua Cenerentola. Un successo enorme suggellato da ottime critiche e dall’affluenza di un pubblico entusiasta. Qual è il resoconto di questi primi mesi alla direzione del corpo di ballo del Teatro San Carlo?

Posso ritenermi assolutamente soddisfatto. Credo, senza peccare di presunzione alcuna, che il Teatro San Carlo avesse bisogno di una guida che fosse, oltre che competente, un esempio da seguire. Prima da ballerino e oggi da direttore del corpo di ballo continuo un percorso che è quello della ricerca costante della perfezione.

Da parte mia sto tentando di dare un carattere internazionale alla compagnia. E non mi riferisco solo alle proposte ballettistiche o agli ospiti e i maestri che ospitiamo. Parlo di un modus lavorandi e di un approccio al lavoro. Gli italiani, si sa, tendono a lamentarsi sempre. Io vorrei che i miei danzatori capissero quanto siano privilegiati a vivere in un contesto meraviglioso quale il Teatro San Carlo e come, in fondo, le ore di lavoro, seppur faticose, siano davvero poche. Da quando avevo sedici anni, ho girato il mondo. Spesso facevo sette ore di prove e la sera ero in scena con “Don Chisciotte”. Con l’English National Ballet abbiamo fatto 230 spettacoli in un anno. Ecco, vorrei che i danzatori, meravigliosi, del Teatro, capissero fino in fondo come si lavori e in cosa esso consista.

Se invece dovessi fare una considerazione riguardo alla risposta del pubblico?

Sono davvero felice. I sold out che abbiamo registrato a partire dal Gala dedicato a Carla Fracci ci riempiono di orgoglio. La stessa “Cenerentola” ha rappresentato per il Teatro un successo enorme.

Ti aspettavi un riscontro di questo tipo?

Ho sempre avuto la sensazione che Napoli e il mio Teatro mi stessero aspettando. Sono nato nelle sale del San Carlo. Quando ho iniziato a muovere i primi passi di danza, esistevano maestranze che oggi occupano ancora il loro posto. Il mio è stato un ritorno a casa.

Hai parlato d’impronta internazionale. Che cosa intendi?

Mi riferisco sia a un lavoro mirato col corpo di ballo sia alla scelta di maestri eccellenti ed ètoile da cui il corpo di ballo può solo imparare. Nell’arco di sei mesi si sono susseguiti sul palco danzatori straordinari che hanno lasciato a bocca aperta tanto gli addetti ai lavori quanto il pubblico. Avere esempi così straordinari non può che spingere ciascun danzatore a pretendere sempre di più da se stesso e migliorare. E così alle star internazionali come Daniel Simkin o Maria Eichwald si sono alternate le star del San Carlo conseguendo lo stesso successo. Ed è bellissimo.

Com’è stato rientrare al San Carlo dopo trenta anni sapendo di avere tutti gli occhi puntati addosso?

Sapevo di avere gli occhi puntati addosso ma non avevo timori. Ho sempre avuto le idee chiare sin dal primo giorno. Non ho fatto caso alle pressioni e sono andato avanti per la mia strada consapevole di ciò che andava fatto. Dopo sei mesi posso ritenermi soddisfatto. Il balletto è tornato ad avere un ruolo predominante nella programmazione del Teatro ed io, col mio corpo di ballo, abbiamo come obiettivo di fare sempre meglio.

Che cosa ti aspetti dal tuo lavoro futuro? Che pretese hai da te stesso e dai tuoi danzatori?

Il mio obiettivo è di riuscire a creare una qualità di lavoro riconosciuta a livello internazionale. E ancora di più, vorrei creare una rete di lavoro capace di resistere nel tempo. Mi spiego meglio. Alla mia Cenerentola hanno partecipato numerose aggiunte. Questa sera, dopo l’ultima replica, ci siamo salutati e rivedrò questi ragazzi tra un mese. Ciò mi spiace molto. Dal prossimo martedì quegli stessi ballerini dovranno cercare un luogo, dove poter fare lezione e rimanere in forma. E non è giusto. Un corpo di ballo deve crescere all’unisono in virtù di un lavoro quotidiano. Ma si sa, non c’è giustizia nelle leggi italiane.

L’Italia sta attraversando un momento difficilissimo. I corpi di ballo chiudono e i nostri danzatori sono costretti a emigrare all’estero per lavorare. Che cosa ne pensi?

Posso esprimermi con totale libertà? Dovrebbero proprio smetterla. Apprezzo la battaglia iniziata dal Maestro Cannito. Ogni azione volta a cambiare le cose è ben accetta. Sperando che i politici colgano il senso delle nostre lotte e, realmente, si adoperino per un miglioramento. Lo stato italiano è totalmente chiuso rispetto alla cultura e in particolare rispetto alla danza.

Che cosa, nel tuo lavoro, sta facendo la differenza rispetto a chi c’era prima di te? Che cosa sta portando la gente al Teatro San Carlo?

Semplicemente la danza. Quella bella, di qualità. Amo infinitamente questo Teatro. Ha una storia straordinaria: tutti i più grandi sono passati da qui. Mi sto dando anima e corpo e farò tutto ciò che è nelle mie possibilità. Vorrei che questo teatro, nel tempo, s’illuminasse di luci e bellezza, che la gente lo affollasse perché desiderosa di godere di meraviglia che solo il teatro può donare, che si avvicinasse sempre di più alla cultura e a qualcosa di più alto. Perché l’arte questo è.

Sei prima di tutto un danzatore. Eccellente per tecnica e di enorme esperienza. Che cosa ti aspetta ancora da questo punto di vista?

Voglio ballare solo ciò che mi piace e prendere parte ai progetti in cui credo.

L’ultima coreografia che hai firmato è quella di “Cenerentola”. Da cosa nascono le tue coreografie?

Dall’ascolto della musica. Mi capita di alzarmi in piena notte e che la musica mi conduca alla scrittura di passi e sequenze che poi riproduco in sala prova. Il mio lavoro da coreografo è nato di recente. Prima con il Bolero, poi con Schiaccianoci al Teatro Massimo di Palermo e adesso con Cenerentola qui al San Carlo. Mi piace molto mettermi a disposizione di una storia e infine, attraverso la danza, raccontarla.

Tu ed Eleonora Abbagnato, seppur giovanissimi, ricoprite il medesimo ruolo. Entrambi danzatori eccelsi, entrambi alla direzione di due Teatri storici. Come giudichi il suo lavoro?

 I risultati ottenuti da Eleonora sono straordinari. Ha avviato, come me, un processo d’internazionalizzazione del corpo di ballo dell’Opera che sta dando i suoi frutti. Grandi coreografi e grandissimi nomi.

Circa un anno fa era uscita la notizia relativa a una tua biografia. A che punto è la sua stesura?

 Al momento l’abbiamo messa un po’ da parte. Troppe cose da fare e cui dare la priorità. La riprenderò in futuro e racconterò anche delle mie attuali esperienze.

Crediti fotografici: Ilaria Magnocchetti

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