Finchè c'è tango c'è vita Rubriche

Torna Finché c’è tango c’è vita: questa settimana ci parla di gelosia

Finche c'è tango c'è vita questa settimana prova a parlare di uno dei temi più difficili e personali da trattare e che spesso viene identificato, oltre alla seduzione e alla sensualità, come caratteristica imprescindibile di questo ballo: la gelosia.

E Vasco Rossi in copertina che cosa c'entra?

Il  nostro mitico rockettaro  per eccellenza ha scritto  nel 1989 un brano intitolato Il Tango della Gelosia, dal testo breve e intenso capace di prenderti fino al midollo e che definisce la gelosia come una “malattia  che non ci riesco, che non capisco proprio…follia, fantasma”! 

Ecco qua il video:

https://m.youtube.com/watch?v=cfkxzPa9XRQ

Il primo Tango della Gelosia risale al 1930, con il  brano omonimo  scritto da Mascheroni e Mendes, che divenne una hit negli anni ’60 e portato al successo da Milva di cui famosa é la frase “quando ti guardano gli altri io fremo perché, tutto il tuo cuore lo voglio solo per me”.  

L'ultimo brano che io conosco dedicato esplicitamente a  questo tema è dei Gotan Project che nell'album Lunatico del 2006 suonano e cantano Celos, gelosia in lingua spagnola,  definita nel brano come una “rete e trappola mortale”.

Il sentimento della gelosia, quando non patologica,  è  umano e lo proviamo tutti prima o poi: ansia, incertezza, timore di perdere o non avere la persona amata, ci provocano questo sentimento.

Sono invece fiducia, equilibrio, autostima, consapevolezza della libertà di amare o di non amare, che ci rendono  forti e non preda del “mostro dagli occhi verdi” come Shakespeare la definisce nel suo Otello

Preferisco naturalmente questo secondo approccio alla gelosia che presuppone la capacità di essere una persona che “sa stare in piedi da solo” e che non ha dipendenze affettive poco risolte, e quindi pronto ad affrontare un eventuale tradimento con accettazione, se pur con dolore.

Invece, purtroppo la gelosia può essere malattia come canta Vasco Rossi o narra Shakespeare in Otello, una patologia pericolosa legata al senso del possesso e al bisogno di controllo ed esclusività nei confronti di un’altra persona  e di questa sua veste fin troppo ne vediamo gli effetti sui giornali tutti i giorni. 

Credo che il tango in più di un'occasione si sia schierato contro la gelosia e abbia proprio provato a dare  in tal senso un messaggio molto chiaro su quanto invece l'amore sia e debba essere sempre un sentimento condiviso e mai imposto! 

Quindi uscendo dai luoghi comuni che spesso sono pensieri preconfezionati e dannosi,  la vera natura della gelosia nel tango è più legata al concetto di gioco, determinato dalla seduzione insita nel ballo. Come tutti i giochi però mette in scena quello che siamo davvero nella vita e quindi mette così alla prova una paura, con lo scopo però di esorcizzarla. 

Il gioco del tango in realtà non provoca la gelosia, ma come per tante altre dinamiche personali relazionali, la rivela e la scopre.  Mette in luce un tratto caratteriale che già c'è, smascherandolo. Nel tango siamo noi stessi con i nostri equilibri e disequilibri. 

Entrando in milonga sappiamo bene già prima che, ballando, faremo tutti  comunque un “esercizio di gelosia”: vedendo l'uomo o la donna che amiamo nell'intimità e nell’abbraccio di un’altra persona; oppure notando un ballerino o una ballerina migliore di noi e che viene quindi conteso ed apprezzato, mentre noi magari stiamo ad aspettare da ore che qualcuno ci inviti; oppure ammirando  un paio di scarpe, un abito o un qualcosa che consideriamo più bello del nostro. 

Sappiamo che c'è sempre un pizzico di gelosia afrodisiaca in milonga: afrodisiaca però, cioè buona e che tiene vivo il desiderio di motivazione con noi stessi e  che contribuisce quindi  a dare a noi la forza e la voglia di migliorarci nel confronto.

In milonga certo si va per ballare, ma alla base del ballo come abbiamo detto c'è il gioco  della seduzione che é strumento per farsi invitare per noi donne e istinto basico di caccia per gli uomini. In milonga torniamo all'essenza della femmina e del maschio. La parità dei sessi in milonga ancora non é arrivata… ammesso che sia arrivata davvero nella vita di tutti i giorni!!!

Certo, sconsiglio vivamente di andare in milonga se non si è in “equilibrio d’amorosi sensi” con il proprio partner perché vederlo guancia a guancia, respiro a respiro con altri,  può dare una profonda sensazione di frustrazione; sconsiglio anche di andare in milonga la sera in cui poco ci si sente a posto con se stessi perché il rischio di “detonare” nella propria frustrazione di quel momento é alto.

Consiglio invece vivamente di andare in milonga da single: libertà totale di ballare con chiunque come si preferisce, senza nessun retro pensiero o retro emozione é bellissimo!

Se sia meglio ballare tango col tuo uomo/donna o il contrario, ancora non lo so: vantaggi e svantaggi in entrambi i casi, le due facce della medaglia, come in qualsiasi cosa; credo che il tango non debba essere considerato capro espiatorio della gelosia: chi é geloso nel senso più malato del termine, non ha bisogno di un tango per esplodere.

Il tango é sempre e comunque amore, non gelosia! 

Come canta Vasco “il resto é colpa mia!”.

Come sempre  buon Tango a tutti, a chi lo balla, a chi inizierà a ballarlo, a chi lo ascolterà oppure lo guarderà, a chi lo ama e a chi lo rifiuterà e male ne parlerà … A chi vive insomma perché Finché c'è tango c'è vita!

Un abbraccio!

Oggi è il 23 ottobre 2017

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