Rubriche Setteotto

Lia Courrier ci parla di evoluzione..Della specie e della danza

È un periodo, questo, in cui il concetto evolutivo ritorna spesso nel mio lavoro, in quello che scrivo e anche nelle cose che mi capita di leggere in giro sul web o sui libri. Tutto è cominciato quando ho preparato una lunga lezione sull'evoluzione della nostra specie, per una classe di maestre di danza, un gruppo molto attento e stimolante, il che mi porta a studiare parecchio prima di incontrarle. Osservare questo cammino, che tutti insieme abbiamo percorso fin qui, e che continueremo a percorrere, nella sua totalità e nei suoi piccoli e grandi eventi che ne hanno contrassegnato la strada, è stata un'occasione importante per acquisire nuovi elementi a sostegno della mia personale indagine. Chiedersi quali sono le nostre origini, domandarsi da dove veniamo, è 'LA' domanda che l'umano da sempre si pone, un movimento alla scoperta di sé, sia come individui che come membri di una tribù: contemplare le tracce della nostra evoluzione, il modo in cui essa ha disegnato i suoi mille percorsi nella storia è come inabissarsi nelle profondità di noi stessi.

Tutti noi abbiamo ben stampata in mente l'immagine più celebre che descrive l' evoluzione della vita sulla Terra: una linea, orizzontale o verticale, sulla quale troviamo prima un piccolo essere ameboide, poi un pesce, un anfibio, un quadrupede, una serie di scimmie e infine l'essere umano, messi in ordine come matrioske. Questa rappresentazione in realtà è molto fuorviante,prima di tutto perché vede l'essere umano come un perfetto apice della storia, quando invece condividiamo la nostra grande casa con miriadi di altre forme di vita, anch'esse in costante mutamento; e poi anche perché nessuna evoluzione, nella specie come nell'individuo, prevede una progressione lineare. Qualcuno ha preferito utilizzare il modello di sviluppo del cespuglio per descrivere il cammino evolutivo, perché si espande in tutte le direzioni e nuovi rami spuntano da quelli vecchi. Ogni fogliolina si aggiunge alle altre e tutto coesiste contemporaneamente al di là di ogni possibile ordine cronologico. Mi piace molto l'immagine del cespuglio, credo sia coerente anche nell'ambito dell'apprendimento nella formazione coreutica: il tipo di evoluzione di cui mi occupo quotidianamente. 

Imparare l'arte del movimento è un processo molto lungo, irto di ostacoli, periodi di stasi e grandi volate, in una costante trasformazione, che nel tempo può anche sfociare in modalità di comunicazione creativa apparentemente distanti dalla danza in senso stretto. Conosco molti danzatori che sono diventati cuochi, terapisti, massaggiatori, agricoltori, per esempio, ma non vedo nella loro scelta una interruzione nella ricerca con il movimento, quanto una trasmutazione di quella indagine in qualcosa di più grande e onnicomprensivo. La vita stessa è intrinsecamente e intimamente legata all'idea del movimento, una danza cosmica cui tutti siamo chiamati a partecipare, scegliere la danza vuol dire sentirsi parte di tutta questa energia dinamica che impregna ogni cosa e quindi, se restiamo aperti ad una consapevolezza di movimento più ampia del mero gesto tecnico, possiamo ben comprendere come l'evoluzione con la danza non sia affatto qualcosa che si possa racchiudere in qualche anno di formazione o nel nome di un coreografo con cui abbiamo lavorato, ma può riguardare un ambito più ampio, che include anche un percorso di ricerca interiore e di crescita personale attraverso il corpo.  Questo costante movimento alla ricerca della propria personale verità accade naturalmente, e chiunque di voi lettori insegni danza sa a cosa mi riferisco perché lo vede accadere ogni giorno sotto ai propri occhi attraverso le vite degli allievi.

Si comincia lo studio del movimento dal punto più favorevole e accessibile in quel momento, ognuno a suo modo, non esistono facili ricette di sicuro successo. Quando si comincia a danzare fin da piccoli, ci si lascia attrarre in modo istintivo dalle cose, poiché possiamo comprendere con il corpo soltanto ciò per cui siamo pronti, ognuno con i suoi tempi, il suo gusto e le opportunità presenti in quel momento. Per questo credo sia inutile stare a recriminare su come si sarebbe dovuto procedere, su che percorso sarebbe stato meglio fare, con il rimpianto per non aver compreso subito il proprio personale talento o per non aver trovato subito il maestro giusto: pensieri che abbiamo fatto tutti almeno una volta. 

Trovo molto interessante, invece, osservare il proprio percorso nella sua interezza per cercare di vedere il filo sottile che lega gli eventi. Io contemplo spesso il paesaggio che si estende dalle prime lezioni di danza classica in una scuola di Catania, nella quale ho mosso i miei primi passi, a tutto ciò che adesso fa parte della mia idea di 'lavorare con il corpo': l'insegnamento della danza, l'anatomia, l'osteopatia biodinamica, lo yoga, l'improvvisazione. Tutte queste meravigliose pratiche sono le foglie e i rami del mio cespuglio evolutivo, che ha al suo centro il corpo. Ogni nuovo ramo nasce da quelli che erano già lì prima. Anche se il mio percorso di realizzazione attraverso il movimento non si può proprio definire facile, né privo di interruzioni, spesso doloroso e complicato, questo è ciò che sono, e quando ammiro nel suo insieme questo percorso non posso non notare una certa armonia nelle scelte e nei tempi in cui si sono realizzate, con la consapevolezza che molte nuove foglie si aggiungano ancora negli anni a venire.

Siate i pazienti giardinieri della vostra propria evoluzione.

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