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“Divo Nerone”: il capro espiatorio tra business, politica e burocrazia

Continuano le polemiche intorno a “Divo Nerone – Opera Rock”, il musical finanziato da Regione Lazio per oltre un milione di euro che sta letteralmente “infuocando” la cronaca italiana.

Un progetto grande e ambizioso che vede coinvolti tre vincitori di premi Oscar, Gabriella Pescucci, Dante Ferretti e Luis Bacalov, un autore vincitore di Grammy come Franco Migliacci e un regista e coreografo che ha collezionato in televisione e a teatro una serie inaudita di successi come Gino Landi.

Se da un lato la voce degli artisti si sta ampiamente diffondendo è anche giusto ripercorrere le tappe che ne hanno portato alla sospensione: inefficienza della burocrazia, polemiche dei media e dibattito su conservazione/valorizzazione del patrimonio culturale.

Cristian Casella, uno dei soci di Nero Divine Ventures, la società produttrice dell’opera rock racconta le vicissitudini che hanno accompagnato la realizzazione del progetto, costato finora 5 milioni di euro dei quali 700mila come quota di venture capital versata da Lazio Innova, la società di investimenti della Regione Lazio (che quindi non è ente finanziatore ma socio), 350mila da soci privati, 500mila di prestito obbligazionario e la restante parte erogata dalle società dello stesso Casella (Amygdala) e dell’altro socio, Jacopo Capanna (Artisti Associati & Partners), che detengono l’80% del capitale di Nero Divine Ventures.

“Il vero nemico di questo progetto è l’incertezza diffusa per l’inefficienza burocratica, che si aggiungono alla campagna mediatica negativa”, afferma Casella, all’indomani della notizia di artisti della produzione non pagati, che si sarebbero rivolti agli avvocati per avere i loro soldi, a partire dai premi Oscar coinvolti, da Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo a Gabriella Pescucci.

Adesso sono arrivati gli agognati permessi per tornare in scena ma con prescrizioni rigide: “Dobbiamo accorciare lo spettacolo di 20 minuti, cosa non facile. Ce la stiamo mettendo tutta per riaprire il sipario il 7 agosto, con un’eventuale proroga oltre il 10 settembre, in modo da recuperare parte delle serate perse”.

Casella ricostruisce l’intero iter di “Divo Nerone”, dalla nascita del musical alla sospensione, con provvedimento della Polizia, “notificato il 19 giugno, che è stato devastante per i mancati incassi e per i tour operator che hanno interrotto le prenotazioni. Un danno economico enorme dietro al quale ci sono precise responsabilità per le quali valuteremo la possibilità di tutelare gli investimenti e la società. Ma il mio dovere di imprenditore è quello di andare avanti e non mollare”, afferma Casella, facendo riferimento all’ufficio Tutela e Ambiente del Campidoglio “al quale il 14 aprile scorso avevamo fatto richiesta di una deroga sull’impatto acustico”.

“Nonostante siano previsti trenta giorni per la risposta – prosegue il produttore – il 31 maggio siamo riusciti a sapere che erano intercorse solo comunicazioni tra gli uffici del Comune. Il 1 giugno, in vista dell’anteprima del 6, abbiamo inviato un sollecito ma senza ottenere nulla”. In sostanza, spiega Casella, l’agognata deroga è arrivata solo adesso ma prevede “tre forti limitazioni: lo spettacolo deve finire entro le 22:30, costringendoci a un taglio di 20 minuti non facile da fare in così poco tempo; l’impatto sonoro non può superare i 70 decibel; bisogna applicare un dispositivo tecnico, il ‘limiter’, che rileva l’eventuale sforamento sui diffusori acustici ed eventualmente aggiusta il volume”.

A questo si aggiunge la denuncia delle suore “che hanno inviato la lettera di trasmissione dell’esposto – racconta Casella – alla Raggi, all’assessore all’ambiente, ai funzionari della soprintendenza speciale, e alla consigliera del I Municipio, Nathalie Naim.

Quanto alla location, infine, Casella dice che “è stata proprio la soprintendenza a stabilire che la Vigna Barberini era il luogo migliore”. Un’area, sottolinea Casella, “dove si scontrano interessi politici diversi e dove è acceso il dibattito tra conservazione e valorizzazione. Non è compito della produzione sapere se un luogo può sollevare polemiche oppure no, ma non ci possono rimettere i lavoratori, lo spettacolo e l’intera città”, conclude Casella.

Intanto gli autori dello spettacolo, tra i quali i premi Oscar, sono sul piede di guerra: o la produzione di “Divo Nerone” paga i compensi entro la fine di luglio, oppure sarà causa. Lo spiega all’Adnkronos l’avvocato Giorgio Assumma, legale di Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo, Franco ed Ernesto Migliacci, Gino Landi e Gabriella Pescucci.

Allo stesso tempo non si ferma la voce degli artisti, in particolare quella del portavoce Riccardo Maccaferri che sulla sua pagina Facebook racconta le ultime vicende legali. Giovedì scorso gli avvocati Cristiana Massaro e Giacomo Ciammaglichella hanno avuto un incontro con il nuovo legale della Nero Divine durante il quale quest’ultimo ha riferito loro che a stretto giro la società avrebbe ricevuto un finanziamento da un’importante istituto di credito che avrebbe permesso di sanare le posizioni scadute nei confronti dei lavoratori e che non appena ottenuto il finanziamento avrebbe inviato loro una proposta scritta, considerata l’intenzione di riprendere lo spettacolo entro la metà del mese di agosto.

Ancora tutto tace e nessuna formalizzazione di quanto detto è stata pervenuta ma oltre a questo, pare che sia iniziato lo smontaggio del palcoscenico posto sul palatino il che, fa cadere qualsiasi credibilità riguardo la ripresa di questo spettacolo.

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