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Dal 1895 al 2016. “Il lago dei Cigni” di Alexei Ratmansky

Ritorno alle origini e voglia di riscoprire il gusto per una danza ormai lontana. Alexei Ratmansky si riconferma, con il suo Lago di cigni, profondo conoscitore e attento studioso del primo repertorio, ottocentesco e tradizionale per eccellenza, riportando in auge una versione cui i nostri occhi non sono più avvezzi.

Autenticità e rispetto del passato guidano da anni il lavoro e la ricerca condotti dal coreografo russo, allo scopo di riproporre oggi quella danza di un tempo, vezzosamente espressiva e caratterizzata da un grande uso della pantomima. Una danza meno atletica e che non ricerca le estensioni massime proprie del balletto di oggi.

Ratmansky raggiunge appieno il suo obiettivo di riportare in scena il Petipa del 1895, accostandosi diligentemente al grande maestro. Il suo Lago è terreno, più umano di quello cui siamo soliti assistere, espressivo e vissuto con partecipazione da tutti i personaggi, in particolare dalle creature fantastiche che, nell’immaginario comune e odierno, sono eteree, quasi intangibili. In questo caso, al contrario, le fanciulle-cigno e la stessa Odette si concedono gestualità prettamente umane, dimostrandosi meno algide e più “reali”.

Il corpo di ballo e gli interpreti scaligeri ormai si sono appropriati dello stile di Ratmansky e hanno egregiamente danzato questa versione del Lago. Nella serata del 6 Luglio, una splendida Nicoletta Manni si è misurata con uno dei ruoli più insidiosi e allo stesso tempo gratificanti all’interno del repertorio: prima è Odette, la principessa-cigno, fragile che si lascia rubare il cuore da Siegfried, poi è Odile, spavalda nel condurre a buon fine il suo inganno. Vero principe è stato Timofei Andrijashenko, di grande tecnica e dalla notevole elevazione, solido e abile nell’accompagnare Nicoletta in scena.

Si sono distinti nel passo a tre e nelle variazioni di intermezzo, Christian Fagetti (Benno), Virna Toppi e Alessandra Vassallo; precisione tecnica ed elegante velocità esecutiva.

Di grande entusiasmo le danze del cosiddetto atto nero; pathos e carattere per la danza spagnola, interpretata da Emanuela Montanari, Marta Gerani, Riccardo Massimi e Massimo Garon, ritmo e grande presenza nella danza ungherese per Chiara Fiandra e un coinvolgente Alessandro Grillo.

E nel pieno rispetto della tradizione, il finale non è lieto. Nel tragico epilogo, Siegfried e Odette si gettano nel Lago e la scena si chiude con i due amanti traghettati verso l’eternità insieme.    

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